Le più significative Espressioni del Nebbiolo: andremo ad esplorarle il prossimo Venerdì 27 Novembre grazie al percorso di degustazione organizzato da FISAR Milano che ci porterà alla scoperta di uno dei vitigni autoctoni più celebrati, il Nebbiolo, riproponendo la degustazione realizzata lo scorso aprile dal coordinamento di FISAR Nord Ovest in occasione della manifestazione Vinitaly 2017. Il viaggio avverrà attraverso sei etichette provenienti dalla terra natale del vitigno, il Piemonte, raccontate da Lorena Lancia, Miglior Sommelier d’Italia 2016, con la sapiente introduzione di Claudio Moretti, delegato di FISAR Cuneo. Ecco un assaggio, per ora immaginario, della serata.

STORIA DI UN NOBILE VINO – Siamo a conoscenza che il primo avvistamento di Nebbiolo risale al 1268 grazie a un documento che attesta l’esistenza di vigne intorno a Rivoli, mentre il suo sviluppo in terra albese pare essere avvenuto nel 1292. Fino al 1700 veniva vinificato dolce, rosato e leggermente frizzante finché non fu data una svolta significativa dai coniugi marchesi Falletti e Colbert che possedevano tenute a La Morra, Serralunga, Barolo, con ettari vitati di Nebbiolo dove, grazie a vari esperimenti, vennero fondate le basi per quello che oggi rappresenta uno dei più rinomati vini italiani. Un’ulteriore spinta venne data da Camillo Benso Conte di Cavour e dell’enologo francese Oudart che, intuendone le potenzialità, contribuirono all’evoluzione e alla vinificazione del vitigno secondo tecniche bordolesi mirate a produrre un vino secco e invecchiato.

CARATTERISTICHE CHE LO RENDONO GRANDE – Il Nebbiolo, fedele alla propria terra, dona risultati eccellenti se lì coltivato, eppure in Piemonte solo il 3% della superficie vitata accoglie il vitigno che si adatta bene  in alcune zone in particolare con caratteristiche di terroir ben definite. Innanzitutto necessita di cure attente, buona luminosità, la sua maturazione è lenta: è, infatti, la prima vite a germogliare e l’ultima a maturare, arricchendosi per bene di zuccheri, acidi e polifenoli. Le vendemmie partono cosi verso la seconda metà di ottobre se non  a novembre. Le sue radici sono lunghe anche 7 metri, caratteristica importante per garantire alla pianta l’assunzione delle peculiarità intrinseche di ogni terreno. Ricetta perfetta per ottenere vini di alta qualità e propensi a invecchiare, a cui la mano del viticoltore darà il tocco decisivo. Curiosa l’origine del suo nome che, secondo una spiegazione scientifica è attribuito alla pruina, patina bianca che ricopre l’acino, mentre la versione più poetica ma non meno veritiera, sostiene che sia dovuto al periodo di vendemmia coincidente con la stagione delle nebbie.

TIPOLOGIE – Nella zona delle Langhe sono riconosciuti 4 tipi di Nebbiolo. Il Lampia, la varietà più diffusa in quanto equilibrata e dotata di costanza qualitativa delle uve. Michet, il cui grappolo risulta compatto come una pagnotta, da cui il nome, è caratterizzato da alta qualità e bassa produttività con alta concentrazione polifenolica. Il Rosé e il Bolla sono ormai in disuso l’uno per la povertà di antociani e l’altro per eccessiva produttività.

DUE TERRITORI, DUE NEBBIOLOAi piedi dei monti”, ecco dove letteralmente cresce il vitigno. Il Piemonte si sviluppa infatti in un’alternanza di pianura e montagna, intervallati da dolci colline. Il  clima è freddo nelle zone montuose e continentale nelle zone pianeggianti. Due i territori vocati alla sua coltivazione, l’Alto Piemonte e le Langhe. L’Alto Piemonte, diviso in due dal fiume Sesia, secondo recenti rinvenimenti è figlio di una grande e memorabile eruzione vulcanica avvenuta milioni di anni fa dopo la quale sono affiorati strati di magma. Oggi il terreno è morfologicamente costituito da porfidi e ghiaia, ricco di ferro e povero di calcare. Qui il vitigno localmente chiamato Spanna cresce in un contesto diventato unico nel suo genere grazie ai depositi fossili derivati dal fenomeno. La zona delle Langhe e del Roero nel basso Piemonte ebbe origine da un antico Golfo Marino la cui formazione risale al periodo del Miocene, quando il mare incominciò a evaporare senza essere più rimpiazzato dalle acque atlantiche. Emersero così le colline ora composte da gessi e marne calcaree sedimentarie. Come le Marne di S. Agata localmente chiamate TOV, grigio azzurre e alternate a strati di sabbia si trovano nella zona di La Morra, Barolo, Barbaresco, contribuiscono a rendere i vini eleganti, profumati, dalla maturazione più veloce. Le Arenarie di Diano d’Alba, nella zona di Castiglione Falletto e Monforte sono costituite da carbonato di calcio e ferro e una percentuale elevata di calcare, che conferiscono ai vini un buon  equilibrio tra finezza ed eleganza. Nella zona di Roero sono presenti invece terreni più sabbiosi e meno calcarei, ricchi di sali minerali e con maggiore acidità. Il vitigno rientra in numerose denominazioni sia in purezza che in uvaggio dalle DOCG Barolo, Barbaresco, Roero, Gattinara, Ghemme (in queste ultime due compare in percentuale con altre uve), alle DOC come Lessona, Fara, Carema ecc.

CANTINE E VINI IN DEGUSTAZIONE

Produttori di Carema – Carema Classico DOC 2014Nel 1960 un gruppo di 10 viticoltori fonda la cooperativa con lo scopo di valorizzare la cultura enologica legata al vitigno principe della zona. Fino al 2015 si contavano circa un centinaio di soci, di cui 71 solo conferenti uve. La produzione di Carema avviene  nell’omonimo comune con 13 ettari di vigneti coltivati su terrazzamenti e allevati a pergola, sono sostenuti dai caratteristici pilun, paletti di pietra e calce. Secondo il disciplinare il “Carema” contrassegnato da etichetta nera, prevede un invecchiamento di minimo 2 anni di cui 12 mesi in botti di rovere o castagno. Mentre il “Carema Riserva” ha etichetta bianca con invecchiamento di minimo 3 anni di cui 18 mesi in botti di legno. Definito dallo scrittore Mario Soldati Forte e simpatico, come un gusto di sole e di roccia. Nebbiolo in purezza, il vino in degustazione fermenta in acciaio con macerazione di circa 12 giorni per poi maturare per 2 anni di cui 12 mesi in botti di rovere. Nel calice è rosso rubino con riflessi granati,  sprigiona al naso sentori di spezie, cannella, noce moscata e frutta sotto spirito. In bocca è morbido con buoni tannini e acidità ingentiliti dall’affinamento. Dal retrogusto persistente con ritorno di spezie. L’abbinamento consigliato è con agnolotti, risotti, polenta concia, fagiano, carni alla griglia. Ottimo anche con salumi e formaggi di media stagionatura.

Anzivino – Gattinara DOCG 2010Dalla metropoli milanese a Gattinara inseguendo l’amore per la campagna. Questa è la storia di Emanuele e Sabina che nel 1998 ristrutturano un’antica distilleria vicino Gattinara per creare la loro azienda vinicola. Non una scelta casuale, nel sangue di Sabina il vino già scorreva grazie al padre e al nonno. Aiutati dall’enologo Giuseppe Zatti nel rispetto della natura e dei suoi frutti, diventano viticoltori, in primis di Nebbiolo. È una zona fortunata questa dove le vigne sorgono su colline composte da rocce fossili del Supervulcano del Sesia ai piedi del Monte Rosa. Il vino in degustazione è 100% Nebbiolo, 60 quintali per ettaro e una bassa carica di gemme, diradamento e contenuta resa per ceppo. Sosta per 24 mesi in botti di rovere. Granato con riflessi aranciati nel calice, profumi che ricordano la viola, sapore asciutto e armonico, rivela una grande complessità con potenzialità d’invecchiamento dagli 8 ai 10 anni. Da accompagnare con carni elaborate, selvaggina e cacciagione.

Pietro Cassina – Tanzo Lessona DOC 2010Lessona è un paesino del nord est piemontese circondato da colline e montagne, qui sorge l’azienda a conduzione familiare portando avanti la tradizione tramandata da generazioni. Circondati dai boschi i 6 ettari vitati sono coltivati a Nebbiolo per la maggior parte, a Vespolina ed Erbaluce, in un microclima che conferisce caratteristiche particolari alle uve. In degustazione un Nebbiolo 100%, ottenuto da un’accurata selezione dei migliori grappoli. Il vitigno sorge su terreni ricchi di minerali come manganese e ferro, esposti a sud est e sud ovest su colline di 290 m. Dopo la fermentazione e macerazione di 7/10 giorni a 28 gradi con quotidiane follature e rimontaggi il vino viene imbottigliato dopo 3 anni di invecchiamento in botti ovali di rovere austriaco con successivo affinamento in bottiglia. Vino unico in quanto a produzione limitata.

Cantalupo – Breclema Ghemme DOCG- 2010Nella località di Ghemme sorge la cantina Cantalupo. Da un lato le Alpi e la Valsesia e dall’altro la distesa della pianura padana con le risaie. In mezzo La Morena, un triangolo di colline che racchiudono storia e patrimonio geologico. È qui che sorgono gli antichi vigneti dell’azienda che abbraccia 35 ettari di terreno vitato arricchitesi negli ultimi 35 anni tra Ghemme e Romagnano Sesia. Suoli unici che sono diventati patrimonio UNESCO grazie alla composizione originata dai ghiacciai del Monte Rosa che scavando nella Valsesia hanno lasciato depositi che hanno dato vita alla collina di Ghemme, di matrice minearologica  dona fnezza ed eleganza ai vini. I vigneti sono posti tra i 250 e 310 metri a sud sud-ovest, distribuiti in varie zone anche molto distanti tra loro. Boraggiola e Rossini per esempio rappresentano le vigne più antiche, Breclema con i suoi 10 ettari è il vigneto più esteso mentre Ronco san Pietro è talmente irto da necessitare di viticoltura terrazzata. Le coltivazioni sono prevalentemente a bacca rossa dove il Nebbiolo prevale per un buon 80%. Tutti i passaggi in vigna sono manuali e nel rispetto dell’ambiente. Il vino in degustazione nasce nel 1979 e il suo nome è ispirato a un villaggio medioevale. Di colore rosso rubino granato, avvolgente al naso con sentori di liquirizia, frutti rossi, sottobosco, viola. Al palato sapido e pieno, dai tannini morbidi. Da degustare con cacciagione, carne, formaggi saporiti.

Spinetta – Barolo Garretti DOCG 2010A Castagnole Lanze i coniugi Giuseppe e Lidia fondano nel 1977 la casa vinicola che si distingue per le etichette dove spesso compare un rinoceronte. La sua storia è però più antica e ci porta al 1890 quando il nonno emigra in America sperando di far fortuna e coltivare finalmente viti. Fallisce nell’intento che però viene realizzato dal figlio. Siamo nella zona d’eccellenza del Moscato d’Asti ma l’azienda nel corso degli anni espande la sua produzione a vini rossi quali Barbera in primis per poi passare all’acquisizione di terreni in zona Barolo, fino alla Toscana con il Sangiovese. La loro produzione è biodinamica per il 75% e molte delle vigne hanno dai 30 ai 60 anni di età salvo che per la produzione di alcuni vini. Loro punto di forza è la coltivazione esclusiva di vitigni autoctoni praticando la vendemmia verde (selezione di grappoli non ancora maturi) per diminuire le rese concentrando zuccheri e aromi varietali. Importante che il lavoro in cantina non modifichi le caratteristiche dell’uva pur lavorando con moderne tecnologie e rigorosa pulizia. Il vigneto di 31 anni da dove nasce questo vino sorge in collina a 200 m in Grinzane Cavour, dove 2 ettari di terreni calcarei sono esposti  a sud. La vendemmia avviene da inizio a metà ottobre, poi il mosto fermenta per 7/8 giorni svolgendo la malolattica in barriques mentre il vero e proprio affinamento viene fatto in botti di rovere da 600 l per metà nuove e per l’altra di secondo passaggio. Dopo 20 mesi l’affinamento si conclude per 3 mesi in vasche d’acciaio e 12 mesi in bottiglia senza chiarifiche né filtrazioni. Nasce così un vino rosso rubino dalle note floreali e fruttate di violetta, ciliegia, mora e poi vaniglia, pepe, cacao che al palato si rivela di corpo con tannini decisi e finale persistente. Da abbinare a secondi di carne ricchi, selvaggina e cacciagione.

Il sesto assaggio sarà una sorpresa. Degusteremo il vino dell’uomo che si autodefinì “l’ultimo difensore del Barolo tradizionale”, colui che, anche in maniera irriverente, disegnava le etichette dei suoi prodotti, Bartolo Mascarello. L’azienda nasce nel 1918 grazie al volere paterno che acquista terreni nelle zone più vocate come Barolo, Cannubi, San Lorenzo, Ruè e, più tardi, La Morra. Bartolo entrandone a far parte ne amplifica la produzione mantenendo saldi i principi della tradizione; come la creazione di cuvèe dai 4 vigneti non vinificando le uve separatamente e utilizzando solo botti grandi per l’affinamento. Dopo la sua scomparsa la figlia Maria Teresa  porta tenacemente avanti l’azienda e le tradizioni di famiglia.

Il viaggio immaginario per ora si conclude, FISAR Milano vi aspetta all’Una Hotel per regalarvi una panoramica delle declinazioni del Nebbiolo nei diversi territori. Una bella opportunità per conoscere in maniera più approfondita e apprezzare ancora meglio il vitigno definito “regina delle uve nere”.

Valentina Ricca