Sulle dolci colline delle Langhe non solo per ammirare lo spettacolo dell’autunno che colora le vigne, ma anche per poter conoscere il territorio e degustare alcuni dei migliori Cru del Barbaresco. Il prossimo Sabato 4 Novembre, FISAR Milano vi condurrà in visita in tre cantine per degustare le loro selezioni di vini e un pranzo con tipica cucina langarola dove ogni portata sarà abbinata a un calice del territorio del Barbaresco.

I TRE COMUNILa denominazione Barbaresco si sviluppa per tre comuni in provincia di Cuneo, Barbaresco, Neive, Treiso e in parte San Rocco che non rientra del tutto nel disciplinare di produzione. È “una strada dolce di filari e vigneti” situata a nord del comune di Barolo, alla destra del fiume Tanaro. Le colline esposte a sud ovest principalmente, dove tanto tempo fa c’erano boschi di querce, sono spesso vallette a forma di anfiteatro che allargandosi e allungandosi formano microclimi diversi a seconda di come circolano le correnti di aria. La zona è caratterizzata dalle cosiddette “Terre bianche”, i terreni sono principalmente calcarei, argillosi e ricchi di sali minerali.

STORIABarbarica Silva, cosi chiamati i boschi dai romani che, conquistati, furono estirpati per poter essere piantati a vite, creando le fondamenta del comune di Barbaresco, cuore per la produzione dell’omonimo vino. Un documento del 1799 fu uno dei primi ad attestare la fama del vino di queste terre ma fu qualche tempo dopo, con Donizio Cavazza, nobile di nascita ma umile nell’anima, che venne dato il via al vino che oggi conosciamo. L’inizio di tutto fu il voler creare un vino nobile per la gente comune. Utile gli furono gli studi in Francia dove studiò in tempo reale il flagello della fillossera per poi tornare in Italia a dirigere, a soli 26 anni, la Scuola di Viticoltura ed Economia di Alba e gli riuscì talmente bene che, 10 anni dopo, fu ripetuto il suo modello a Conegliano in Veneto. Il momento decisivo fu però la fondazione della Cantina Sociale nel 1894 che si può far coincidere con la vera nascita del Barbaresco quale oggi lo conosciamo. Un vino che se paragonato al cugino Barolo risultava più elegante e meno possente e per questo fu importante, a un certo punto, la differenziazione dei due a partire dall’etichetta. Fu del 1958 la fondazione della Cooperativa di Produttori del Barbaresco. Negli anni ‘90 un ulteriore spinta fu data da Bruno Giacosa e Angelo Gaja che, con il gesto quest’ultimo di rinunciare a produrre Barolo acquistando uve da conferitori, decise di vinificare solo quelle di sua proprietà.

DISCIPLINAREIl Barbaresco da uve 100% Nebbiolo nella versione base affina per minimo 26 mesi di cui 9 in legno per poter essere immesso al consumo solo il terzo anno dopo la vendemmia. La versione riserva, invece, sosta per 50 mesi minimo, di cui 9 in legno, l’immissione al consumo può avvenire solo il quinto anno successivo a quello della vendemmia. Nel 1966 fu, insieme a Barolo e poche altre, una delle prime DOC riconosciute, mentre nel 1980 ottenne a gran merito l’inserimento nella DOCG.

I 4 CRU IN DEGUSTAZIONE – Grazie al consorzio di tutela nel 2007 si è terminata la lunga mappatura che ha definito i confini e gli ettari di ogni menzione. Ecco i quattro Cru che avremo modo di conoscere e degustare.

BASARIN a Neive: Tra i 300-350 metri sotto il bricco di San Cristoforo su terreni sabbiosi con ventilazione che arriva dal fiume Tinella, nascono vini più immediati e gentili. Degusteremo il Barbaresco DOCG Riserva Basarin: con vigne esposte a sud ovest su terreni calcarei e vendemmia effettuata a inizio ottobre; in cantina la fermentazione con relativa macerazione dura dai 12 ai 15 giorni, il vino matura poi in botti grandi per 24 mesi. Dal rosso rubino con riflessi aranciati, al naso si diffondono note di viola, confettura di frutta rossa, pepe, vaniglia liquirizia. In bocca è elegante, asciutto, equilibrato, di buona struttura e tannicità.

SERRABOELLA a Neive: È la zona più elevata di tutta la denominazione. I terreni grigi, tufacei e compatti sono la base di Barbaresco più simili ai Barolo. Nel rinomato Bricco di Neive i terreni più sciolti conferiscono ai vini tannini più ruvidi specie in gioventù, preludio di vini dal buon invecchiamento. Degusteremo il Barbaresco DOCG Sorì Paitin 2013: da uve selezionate del vigneto Serraobella, con vigne piantate tra gli anni ’50 e ‘80. Il vino matura in botti di rovere di Slavonia per 18 mesi e per altri due riportato in botti di acciaio inox prima dell’imbottigliamento, senza chiarifiche né filtrazioni. Rosso granato al naso si percepiranno sentori di lamponi, spezie, tabacco, liquirizia, al palato è fresco con buona struttura ed equilibrio. Da abbinare a stufati, arrosti di carni rosse, selvaggina e formaggi di media stagionatura.

MONTARIBALDI a Barbaresco: Esposizione a sud con alture che non superano i 270 metri, i terreni sono composti da marne grigio azzurre e sabbie. Degusteremo il Barbaresco DOCG Sorì Montaribaldi 2013. Da vigne cru del 1966 che sorgono a 270 metri di altitudine esposte a sud su terreni costituiti da marne di S. Agata fossili e sabbie. L’uva vendemmiata tra fine settembre e la prima decade di ottobre, viene fermentata alla temperatura di 28-30 gradi per circa una settimana, il vino viene poi mantenuto sulle fecce fini per 2 mesi. L’affinamento in barriques di primo e secondo passaggio dura 24 mesi per sostare ancora 6 mesi in bottiglia prima di essere immesso al consumo. Nel calice un rosso granato con riflessi aranciati, il naso è ampio e ricco con sentori di viola e frutto che evolvono in cacao, vaniglia e tabacco, elegante al palato grazie ai tannini maturi e alla struttura ampia. Si abbina a carne rossa, arrosti e formaggi stagionati.

RABAJA a Barbaresco: È il vertice di incontro dei due crinali che formano il cuore di Barbaresco, esposto a sud ovest a 240/300 metri di altitudine, dona vita a vini equilibrati e armonici, contraddistinti da eleganza e potenza. L’esposizione calda, infatti, rende il frutto maturo, meno fresco e floreale. Degusteremo il Barbaresco DOCG Riserva Rabaja: con vigne esposte a ovest su terreni argillosi, le uve vengono vendemmiate a inizio ottobre, mentre la fermentazione e la macerazione dura circa 14 giorni per poi proseguire con una maturazione in botti grandi per 24 mesi.

LE CANTINE, I VINI E IL MENÚ DEL TERRITORIO

Cantina MONTARIBALDI – Fondata da Pino e Carla Taliano nel comune di Barbaresco è ora in mano ai figli Luciano e Roberto, i loro sono “vini di vigna”, non biologici, non biodinamici ma semplicemente improntati al rispetto della terra e dei suoi prodotti. A partire dalla coltivazione con una riduzione delle quantità ma non attraverso il diradamento dei grappoli e della vendemmia praticata al momento giusto, per poi passare agli accorgimenti in cantina con meno interventi di stabilizzazione. Non solo cura della vigna e della cantina nello specifico ma anche tecniche che favoriscano un minor impatto ambientale e uso di energia ricavata da fonti rinnovabili.

Degusteremo: Millesimato 2016 Taliano Giuseppe Brut, da uve Chardonnay e Pinot Nero, Metodo Charmat con sosta di 6 mesi sulle fecce fini; Roero Arneis DOCG Capurai 2016 da uve 100% Arneis di vigne del 1999; Barbera d’Alba Dü Gir dal vigneto Dü Gir fa 18 mesi di affinamento in legno; Barbaresco DOCG Palazzina, affinato per 18-20 mesi in barriques di secondo uso e botti grandi; Barbaresco DOCG Ricù affina per tre anni di cui 30 mesi in barrique di primo e secondo passaggio e altri 6 mesi in bottiglia.

Cantina BERA – Situata tra Alba e Asti sulla strada che da Barbaresco e Neive sale verso Neviglie, questa è la cantina che ci ospiterà per un pranzo succulento. La sua tradizione vinicola è antica ma la vera produzione prende vita dagli anni ‘70 grazie ai 23 ettari vitati. Sapientemente condotta da Valter e Alda affiancati dai figli Umberto e Riccardo, portano avanti la loro filosofia nel rispetto della tradizione e delle pratiche di lavorazione per realizzare vini di grande livello che ottengono riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. I terreni preziosi su cui coltivano sono di tipo argilloso tufaceo, ricchi di calcare, di carbonati che favoriscono gli aromi, il tutto condito da una buona ventilazione.

Della cantina degusteremo i vini che saranno abbinati ai piatti della tradizione: Alta Langa DOCG Bera Brut da uve Pinot Nero e Chardonnay, sosta 4 anni sui lieviti, abbinato a Salumi della Casa; Langhe DOC- Chardonnay, con Vitello tonnato con salsa all’antica; Langhe Doc Rosso Sassisto affinato per 24 mesi in botte con Tajarin di Alid e due Cru (Barbaresco DOCG Riserva Basarin e Barbaresco DOCG Riserva Rabaja) con il Brasato al Barbaresco. Per finire Moscato d’Asti DOCG, perfetto per il Bunet di una volta e la Torta di nocciole.

Cantina PAITIN – La visita dell’ultima cantina ci porterà a Neive dove l’azienda fonda le sue origini nel lontano 1796 e, quasi un secolo dopo, nel 1893 veniva imbottigliato il primo Barbaresco del Sori Paitin. È stato però nel 1965 che, dopo molti anni, ha visto una ripresa con reimpianto dei vigneti e acquisizione di nuovi, dove Secondo Pasquero con i due figli Giovanni e Silvano coltivano vini di pregio su 17 ettari vitati.

In degustazione avremo: Langhe DOC Arneis Elisa 2016 (da uve 85% Arneis e il restante Riesling), Barbera Superiore Campolive 2013 (affinato in botti di rovere di Slavonia per 18 mesi, all’imbottigliamento non viene ne filtrato né chiarificato), Nebbiolo d’Alba Ca’ Veja 2014 e concluderemo in bellezza il cru Barbaresco DOCG Sorì Paitin 2013.

Un bellissimo percorso nei territori del Barbaresco ci aspetta Sabato 4 Novembre con i tre produttori pronti ad accoglierci nelle loro cantine per trasmetterci la storia e la cultura enogastronomica di questa antica terra del vino.

Valentina Ricca