Avamposto sull’oceano di un’enologia da primato, che unisce terroir e storia: Bordeaux è certamente un luogo mitico. La vite qui è coltivata sin dal periodo romano dell’antica Burdigala in terreni ad alta percentuale d’argilla e ciottoli, e si declina in Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot (oltre a Petit Verdot, Malbec e Carmenère), che compongono il cosiddetto “taglio bordolese”: i bambini francesi imparano questa nozione a scuola, tanta è l’importanza di questo lembo di terra benedetto, affacciato sull’estuario della Gironde, per la storia enologica di Francia.

Dalla quella latitudine, le uve bordolesi si sono diffuse rapidamente in tutto il mondo, diventando vitigni internazionali grazie alla loro grande adattabilità. Le tre varietà sono coltivate con successo anche in Italia, complice il nostro ideale clima mediterraneo. Cambiano i terroir, ma i vini bordolesi prodotti nel mondo hanno in comune uno stile che li caratterizza come vini potenti, strutturati e capaci di sfidare il tempo, affinando per periodi anche lunghi in piccole botti di legno di quercia da 225 litri, dette barriques.

In particolare, in Italia si coltivano i vitigni bordolesi da quasi un secolo, appena dopo l’arrivo della fillossera. La loro coltivazione resiste (sebbene gli ultimi anni abbiano visto esaltare le molteplici varietà autoctone italiane), anzi, affianca resistente le novità, ed il blend delle uve, oltre al terroir ed al periodo d’invecchiamento, sancisce la “firma” personale di ogni azienda produttrice.

Così, negli anni, sono stati creati tagli bordolesi d’eccellenza: uno dei grandi uomini dell’enologia italiana, Giacomo Tachis, fu profondo estimatore e studioso delle capacità d’invecchiamento ed adattabilità di questi vitigni, e fu padre, tra gli altri, di due celebri tagli bordolesi italiani, il Sassicaia ed il San Leonardo, vini di fama internazionale che certamente possono ritenersi all’altezza dei loro fratelli in terra di Francia, e sono premiati ogni anno dai critici più importanti: Bordeaux out of Bordeaux, così sono definiti.

La nostra “sfida” si propone di confrontare dunque 4 eccezionali tagli bordolesi italiani con altrettanti grandi vini della regione di Bordeaux, per mettere in luce di ognuno le caratteristiche di rispetto e legame con il territorio, poter valutare le differenze tra gli stili e l’evoluzione in fase degustativa, ed anche le eventuali “somiglianze”. FISAR Milano, nel corso della serata di degustazione che ha organizzato per il prossimo Giovedì 17 Maggio, vi guiderà passo passo in questo inedito match, proponendovi, per l’Italia, la degustazione di:

  • Loredan Gasparini Montello Venegazzu Superiore DOC 2012: Vino storico del Conte Loredan di Venegazzu (Veneto, DOC Montello) piena espressione del terroir. Nato negli anni cinquanta come risultato della massima selezione dei grappoli dell’azienda agricola, senza dubbio rappresenta ancor oggi un’avanguardia nell’interpretazione del taglio di Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Malbec. Affinato per 36 mesi in botti di rovere, rosso rubino scuro, al naso esprime tutta la profondità che contraddistingue i vini di Loredan Gasparini. Note di mora, gelso, mirtillo si affiancano a sentori di chiodi di garofano, di cacao, di tabacco su di un chiaro sottofondo vegetale. Trama tannica ben definita e finale di grande persistenza.
  • Salvan Oltre il Limite Colli Euganei DOC Rosso 2009: Nasce nelle vigne del Pigozzo (Veneto, Colli Euganei) solo in anni eccezionali, da piante di almeno 15 anni di età con una produzione limitata di 60hl/ha, vendemmiate a mano e vinificate in azienda. È frutto dell‘incontro tra Merlot e Cabernet Franc e di un affinamento di 12 mesi in legni di rovere. Rosso rubino intenso, con note di frutta rossa matura, etereo e tostato, compagno ideale di piatti elaborati di carne o semplicemente grande vino da conversazione. “Oltre il Limite” già per l’annata 2003 è stato segnalato da Paolo Massobrio e Marco Gatti come Top dei Top Hundred a Golosaria 2007.
  • Tenuta Setteponti Vino Orma Toscana IGT 2008: siamo a Bolgheri, altro luogo mitico per i bordolesi. Antonio Moretti Cuseri acquisisce qui la tenuta Orma, proprio per la fama di questo terroir nel mondo del vino di alta qualità, grazie alla particolare alchimia di clima, terreno, tradizione e cultura. La sua proprietà si estende per 7 ettari di cui 5 a vigneto con esposizione sud ovest e un terreno profondo, composto da ciottolo e argilla – quasi come a Bordeaux – e sabbia. La vicinanza del mare permette di mitigare gli eccessi climatici delle zone più interne, rinfrescando le estati ed addolcendo gli inverni. Orma si chiama anche il vino, un taglio a base di Merlot e di Cabernet Sauvignon, che coniuga potenza e finezza in un tutt’uno dal grande respiro mediterraneo. Vinificato in vasche di acciaio, matura in barrique di rovere francese per circa 18 mesi, periodo seguito da un’ulteriore sosta in bottiglia di un anno. Quello che ne risulta è un grande rosso da invecchiamento, tanto morbido e avvolgente quanto dinamico ed elegante.
  • Manincor Castel Campan Vigneti delle Dolomiti IGT Rosso 2004: prodotto da vigna collinare esposta verso sud-est da vecchie viti di Merlot e Cabernet Franc, nel cuore della tenuta Manincor, da terreni argillosi con detriti calcarei e depositi morenici, insieme ad un microclima tra i più caldi della regione. Lunga macerazione in tini di legno per estrarre il più possibile del fitto tannino presente. Invecchiamento di venti mesi in barrique, metà delle quali di nuova produzione. Vino da banchetti o da meditazione, richiede certamente di prendersi il giusto tempo, tanto che raggiunge la piena armonia solo dopo 10 anni di invecchiamento in bottiglia. Al naso, inebria con un delicato bouquet di bacche nere e rosse, spezie orientali, cuoio e tabacco, che ritornano finemente al palato. Tannino fitto e consistente in gioventù, promette lungo invecchiamento. Persistenza notevole.

E per la Francia:

  • Château Galeteau Saint Emilion Grand Cru 2012: entriamo nel vivo di una delle zone più interessanti di Bordeaux, Saint Emilion, argille e sedimenti marini a fare da sfondo a vini dal colore compatto, dai profumi finissimi e dalla sapidità intrigante, femminili e seducenti, come questo Château Galeteau, con menzione Grand Cru, dunque figlio di un terroir di vera elezione. Il rosso sangue intenso ci porta al naso scorze di arancia, memorie di vaniglia e frutti rossi maturi, che danno freschezza ad una composizione rotonda al palato, suadente, ritmata dalle bacche di sambuco e da una spezia dolcissima. Il finale lungo e leggermente boisé non lo fanno dimenticare facilmente. Assemblaggio di Merlot (80%) e Cabernet Franc (20%), i due uvaggi utilizzati maggiormente nella zona della “Right Bank”, riva destra, della Gironde. Medaglia d’oro a Parigi nel 2013.
  • Château Bouscaut Grand Cru Classé de Graves Pessac Leognan 2010: passiamo alla riva sinistra (left bank) della Gironde, con questo Gran Cru Classé color inchiostro di calibratissima potenza tannica, da viti di almeno 35 anni. Merlot 48%, Cabernet Sauvignon 42%, Malbec 10%, solo 40 hl/ha, un vino imponente e complesso, un compendio di frutti neri, note burrose e rotonde, palato elastico, fuso, decisamente tannico, ma su di una materia soffice e delicata, setosa, fresca. Lungo e fine, non sarebbe sbagliato considerarlo da meditazione, anche in virtù dei suoi 14,5%vol. Vinificato in acciaio e cemento, poi elevato in barriques al 45% nuove, per non togliere grip tannico e potenza di frutto.
  • Château Beauregard Pomerol 2010: Situata a nord-est di Libourne, Pomerol, vicino a Saint-Emilion, è la più piccola delle denominazioni prestigiose di Bordeaux, con solo 800 ettari di vigneti. Il suo terroir unico, la famosa “boutonnière” di argilla granulosa, fa crescere un eccezionale Merlot, il re della regione, ed un fine Cabernet Franc. Chateau Beauregard è all’ingresso della denominazione, su una superficie di 17,5 ettari, che lo colloca tra le più grandi proprietà Pomerolaises. Le viti hanno una vita media di 35 anni e tutti i nuovi impianti sono ad altissima densità, 9.200 ceppi / ha. Il vino in degustazione è la porta d’ingresso a questa splendida realtà vinicola, assemblaggio di 75 % Merlot e 25 % Cabernet Franc, e si distingue particolarmente per la complessità e l’eleganza dei suoi aromi. Note di frutta matura, pan di zenzero, viola si mescolano con un tocco minerale e delicato boisé; al palato i tannini molto fini danno una bella freschezza e una sorprendente persistenza aromatica. Per la guida Bettane e Dessauve è il miglior Beauregard mai prodotto.
  • Château Saint Robert Poncet-Deville Graves 2009: torniamo sulla left bank di Bordeaux, nelle Graves (ciottoli, ghiaia, in francese, uno dei terreni più interessanti per la produzione di vini longevi e strutturati) per conoscere uno degli Château dalla produzione più costante negli anni, sicuro valore per gli estimatori. Le prime tracce ufficiali della tenuta Saint-Robert risalgono al 1686, ma è nel diciannovesimo secolo che diventa una grande tenuta vinicola, sotto la guida del suo proprietario, il signor Poncet Deville. Qui si coltivano Cabernet Sauvignon (20%), Merlot (60 %) e Cabernet Franc (20 %) con una densità di 7.100 ceppi l’ettaro, ed una età media delle viti di 25 anni. Questo vino, che prende il nome dallo Chateau e ne è il primo vessillo, è composto da tutti e tre i cepages (Merlot al 60%, Cabernet Sauvignon al 30% e Cabernet Franc al 10%) e passa 11 mesi in barriques nuove: l’abito è rosso rubino brillante, il naso intenso di frutti rossi, impreziosito da note di spezie orientali e boisé, la bocca è piena, schietta, carnosa, con una bella trama tannica ed un finale fresco e persistente, dalla personalità ben distinguibile.

Seguiteci! Sarà una sfida senza esclusione di colpi, ma soprattutto un percorso consapevole alla scoperta di queste magnifiche 8 realtà vinicole.

Anna Ostrovskyj