Tante varietà e ancora più nomi. Cosa può pensare un americano dell’ampelografia italiana? Che è pura follia. E da un certo punto di vista non ha tutti i torti.

In Italia il vino è una questione complicata: suona come un eufemismo, viste le 377 varietà di vite coltivate nello Stivale. Persino i vini più noti possono essere estremamente oscuri. Il Nebbiolo, il vitigno del Barolo e del Barbaresco, è chiamato Picoutener in Val d’Aosta, Spanna intorno a Novara e Chiavennasca in Valtellina. Il vitigno toscano più importante è il Sangiovese, che però ha almeno cinquanta nomi. A Montepulciano, per esempio, è detto Prugnolo gentile. (E per rendere ancora più complicata la cosa, la varietà Montepulciano non ha nulla a che fare con il Sangiovese.) Il sinonimo più famoso del Sangiovese è Brunello, che dà il nome al Brunello di Montalcino, uno dei vini più prestigiosi al mondo. Ma spostandosi verso la costa nella zona meridionale della Toscana, la Maremma, il Sangiovese diventa Morellino. E perché? Sembra che derivi da morello, il colore dei cavalli tipici della Maremma. E perché mai si dà a un grappolo il nome di un cavallo? Chi lo sa. Ma di certo la nomenclatura dei vitigni italiani è pura follia.

(da Jason Wilson, “Godforsaken GRapes”)