Per la nostra rubrica ‘Notizie dal mondo’, vi proponiamo oggi un articolo di Luciano Ferraro del Corriere della Sera, che racconta l’altro lato dell’isola di Ibiza, quello vitivinicolo. In questo paradiso della Baleari, noto ai più per la sua movida notturna, si produce vino dal VII secolo, grazie ai Fenici che introdussero la vite e la sua cultura. Le varietà a bacca bianca più coltivate sull’isola sono Macabeo, Parillada, Malvasia, Chardonnay e Moscatel, mentre tra quelle a bacca rossa spiccano Syrah, Monastrell, Tempranillo, Merlot, Cabernet Sauvignon. Se i Bianchi sono freschi e intensamente aromatici, i Tintos hanno tannini maturi e delicati e aromi fruttati.

“Cercando l’altra anima di Ibiza si finisce in una vigna. A tre chilometri da Sant’Antonio, una finca ottocentesca bianca è la casa-cantina della famiglia Riera. Ci siamo arrivati seguendo le tracce di una bottiglia di Blanco (Malvasia e Chardonnay), un vino semplice e generoso, servito con pescado e riso speziato usciti da un pentolone sul fuoco vivo in un ex capanna di pescatori senza pareti, davanti alle onde di Cala Mastella. Can Rich è il nome sull’etichetta. È una delle quattro aziende vinicole dell’isola, l’unica biologica. Stella Gonzales, vignaiola e moglie del proprietario, mostra 17 ettari di futuri grappoli (“un altro vigneto di uguali dimensioni circonda la finca Can Llaudis del Parque Natural de ses Salines”) e racconta, girando tra cisterne e barriques francesi.” (‘Il vino dei nativi, la Ibiza che non ti aspetti’ di Luciano Ferraro, DiVini – Corriere della Sera)

Per leggere l’articolo nella sua interezza, clicca qui (http://divini.corriere.it/2018/06/07/il-vino-dei-nativi-la-ibiza-che-non-ti-aspetti/)

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