Jason Wilson, nel suo libro  “Godforsaken Grapes”, descrive i vitigni minori, trascurati, dimenticati o poco apprezzati. E’ il caso dello Chasselas, amato solo in Svizzera, dove è considerato un’espressione del carattere nazionale.
 
“Gli svizzeri amano lo Chasselas, anche se il resto del mondo si limita a mangiare l’uva o a trasformarla in succo anziché in vino. I non svizzeri descrivono I vini da Chasselas come piatti, leggeri o neutri, e spesso mancano di acidità. “Ho sempre uno shock quando bevo il primo sorso tanto appare bassa l’acidità”, ha scritto una volta la stimata critica inglese Jancis Robinson. I migliori Chasselas offrono un’esperienza di degustazione unica: secchi, delicati, appena gessosi e sapidi, un leggero sentore floreale, e a volte latteo o affumicato. Secondo il critico svizzero Chandra Kurt, l’acidità dei migliori Chasselas è ‘semplicemente giusta, e con giusta intendo non percebile’, aggiungendo che è un vino ‘modesto e minimalista’, come gli svizzeri stessi.”