Vino e scultura: fra realtà e poesia. Scopriamo la straordinaria storia di Luigi Mazzella, lo scultore napoletano che nelle sue opere fonde il mondo del vino a quello enoico. A raccontarcelo è Nino D’Antonio de “L’Enologo”, la rivista mensile ufficiale dell’Associazione enologi ed enotecnici italiani.

Accade che un evento della dimensione e della risonanza dell’Expo finisca fatalmente per coinvolgere anche l’arte. Specie per chi – con antica confidenza – è stato sempre assai vicino al mondo del vino. È il caso dello scultore Luigi Mazzella, napoletano, ottantadue anni, un eccezionale cursus alle spalle. Il gruppo dei suoi bronzi ispirati al vino ne sono la prova più recente. Mazzella è un artista che opera su tutti i materiali. Dal rame al legno al ferro al bronzo al marmo al piombo. Specie quest’ultimo, da anni oggetto di un approfondito studio che investe la modellatura di grosse lastre a freddo, fino a renderle protagoniste di forme e volumi di grande fascino. La verità è che Luigi Mazzella, al di là di ogni valenza artistica, ha una sicura padronanza nel fare scultura. Cioè quel “mestiere”, che gli permette di passare dal progetto all’esecuzione, senza interventi di terzi. Questo significa che è assoluto artefice di quella serie di passaggi, che portano dal concepimento dell’opera alla sua realizzazione. (‘Vino e Scultura’ pubblicato su https://www.hellotaste.it/vino/vino-in-italia/vino-e-scultura)

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