L’Aglianico è protagonista di lunga storia, legata indissolubilmente al suo territorio: simbolo enologico dell’Irpinia e del Vulture. Andremo alla scoperta di questo arcaico vitigno rosso originario della Grecia che dà vita a vini rossi Principi del Sud Italia, grazie alla degustazione che FISAR Milano ha organizzato per il prossimo Giovedì 15 Novembre.

L’Aglianico affonda le sue origini probabilmente in epoca pre-romana, forse portato dalla Tessaglia intorno al VII-VI secolo a.C. Nessuna certezza, ad oggi, sul suo nome, per alcuni da collegare all’antica città di Elea (da cui Eleanico), sulla costa tirrenica della Campania, od ad una storpiatura della parola Ellenico, che poi divenne Aglianico durante la dominazione aragonese del XV secolo. Sue zone d’elezione, le stesse nelle quali atterò in tempi remoti: la Campania, la Basilicata, la Puglia, dove fu portato intorno al 1400 dal Conte di Conversano (Bari).

Una vite stanziale, arcigna, difficile, dai grappoli compatti e pruinosi, con acini di piccola dimensione, ed il passo lento del sud, magicamente tardivo in una terra dove le temperature diurne sanno essere alte e quelle notturne molto basse, come nelle zone interne dell’Irpinia e del Monte Vulture: la raccolta infatti avviene a fine Ottobre, quasi in controtendenza rispetto agli altri vitigni delle regioni meridionali, con tutti i rischi meteorologici del caso. Le sue uve, inoltre, regalano le migliori espressioni se coltivate sui terreni vulcanici, argillosi e calcarei, non amano la siccità e resistono al freddo, a patto che non sia prolungato: anche questo fa parte della sua anima “meridionale”, infatti i suoli dei principali distretti vinicoli in cui è coltivato sono spesso vulcanici o ricoperti da materiali vulcanici: il Vulture è un vulcano spento, mentre l’Irpinia ed il Sannio furono sommersi, nei secoli, dai detriti provenienti dalle eruzioni del Vesuvio. Al contrario, il Cilento e la Puglia hanno suoli in genere argillosi e calcarei, di origine sedimentaria, prossimi al mare, dove la mineralità si fa iodio e sale marino, ed attorno respirano il timo, l’origano e le ginestre: il suo carattere ne diviene mediterraneo.

Il suo regno, in Campania, è da sempre protetto e segregato da una barriera naturale di tutto rispetto, i monti Partenio e Terminio, che riuscirono persino, nel primo novecento, a ritardarvi l’impatto della fillossera, che arrivò solo tra gli anni ’30 e ’40: allora l’Irpinia era uno dei territori più produttivi d’Italia, ma la fillossera, e successivamente la guerra, ebbero un terribile impatto paesaggistico ed economico. Solo da un quindicennio circa, stiamo assistendo ad una vera e propria rinascita enologica, di cui l’Aglianico è grande parte: crescono le superfici vitate, e si producono vini anche al di fuori dei territori storici, ad esempio in Molise, Calabria, Daunia e Murge.

La sua diffusione ha portato ad una notevole variabilità dei grappoli, tanto che si è reso necessario inserire nel Registro Nazionale delle Uve da vino due tipologie distinte: l’Aglianico di Taurasi in Campania (che ha ben l’85% di questo tipo d’uva) e l’Aglianico del Vulture in Basilicata (prodotto solo con uve Aglianico provenienti esclusivamente dai vitigni autoctoni Aglianico del Vulture e/o Aglianico Nero, coltivati nell’area di produzione della DOC in provincia di Potenza).

Per entrambe le tipologie, il vino viene affinato in legno grande oppure in barrique, per riuscire a smussare la ruvida, austera, carica tannica della gioventù e la sferzante acidità, rendendolo armonico: per queste sue caratteristiche, è un vino che invecchia splendidamente, vestendosi, in maturità, di un sontuoso abito rosso granato, ed arricchendosi di mille sfumature olfattive e gustative, dai fiori alle spezie, a patto di saper aspettare il suo lento passo di vecchio filosofo cinico, che poco alla volta si concede alla nostra mortale conoscenza.

Dipingeremo per voi, con la nostra degustazione, un ritratto ad un tempo classico e creativo, facendovene scoprire anche i tratti più moderni ed inconsueti, insieme a quelli più conosciuti e di grande impatto. Questa la nostra sorprendente line-up attraverso 9 vini selezionati tra Puglia, Basilicata, Campania:

  1. Mata Spumante metodo classico Brut Rosé Villa Matilde: un connubio di grande fascino con sosta sui lieviti di 36 mesi;
  2. Lacrimarosa Irpinia Aglianico Rosato DOC 2016 Mastroberardino: un delizioso rosato dalla cantina storica che decretò il successo dell’Aglianico;
  3. Titolo Vulture DOC 2015 Elena Fucci: “Delizioso, forse il migliore che Elena Fucci abbia mai fatto” – Doctor Wine;
  4. Petravia Puglia IGT 2014 Altemura: dal carattere mediterraneo, un vero e proprio cru, dove i grappoli maturano coccolati dal sole e dalle brezze;
  5. Boccadilupo Castel del Monte DOC 2014 Tormaresca: un vino elegante e vibrante che nell’annata 2014, in apparenza difficilissima, ha dato in assoluto grandi soddisfazioni;
  6. Taurasi DOCG Coste d’Alto Lonardo 2011: dal cru storico della cantina, un vino rarissimo ottenuto da vigne quasi centenarie ancora a piede franco;
  7. Taburno Riserva DOCG Fontanavecchia 2009: una grande Riserva, che ha trascorso 36 mesi in acciaio e 13 in legno prima di arrivare in bottiglia;
  8. Aglianico del Vulture DOC 2005 Lelusi: Magnum quasi introvabili di una piccola azienda famigliare che ha voluto dare al suo vino il tempo di invecchiare;
  9. Aglianico del Vulture Passito Eubea: uve selezionate, un lungo appassimento naturale e una lenta fermentazione in barrique per la nota di dolcezza finale.

Vi aspettiamo Giovedì 15 Novembre, alle ore 20.00 presso l’Hotel Andreola (in Via Scarlatti 24 a Milano) per un interessante percorso alla scoperta del Barolo del Sud.

Anna Ostrovskyj