La cantina Gaja, la cui fama ormai la precede in tutto il mondo, nasce già nel 1859 a Barbaresco, nelle Langhe: il fondatore, Giovanni, imprime da subito all’azienda il suo concetto di far vino in modo etico, responsabile ma soprattutto innovativo, in una regione che presto si è fatta riconoscere come la Borgogna d’Italia, dove il Nebbiolo si esprime a livelli altissimi ma dove, per distinguersi dagli altri produttori, non serve avere soltanto buoni vigneti, serve grande competenza ed una mentalità in un certo senso rivoluzionaria.

Angelo Gaja, suo figlio, è l’uomo che le ha dato l’impronta definitiva, avendo il merito, già dai primi anni 60, di rinnovare le tradizioni e importare nuove tecniche produttive: dall’abbattimento della produzione per ettaro ad un maggior controllo della temperatura di fermentazione, fino ad un attento uso della barrique e l’utilizzo di tappi più lunghi.

Questo segna una volta per tutte un gran solco tra Gaja e tutti gli altri produttori, di Langa e non solo, anche perché la sua intraprendenza lo porta oggi sino a Bolgheri e Montalcino, significando un patrimonio incommensurabile per tutta l’Italia del vino. In una intervista, egli stesso afferma: «Non ci sono particolari alchimie: la nostra Cantina si è comportata nello stesso modo di molte altre, sostenendo alcuni semplici concetti: anzitutto ha difeso l’orgoglio italiano, per un Paese ricco di storia e di cultura dove il vigneto da oltre duemila anni è coltivato ovunque disegnando sul territorio paesaggi incantevoli; in secondo luogo riaffermando che il vino si accompagna al cibo durante i pasti e si consuma in compagnia; e, ancora, che l’Italia può e deve giocare con eguale successo sui due tavoli, quello delle varietà autoctone e quello delle varietà internazionali. Infine, che i produttori riconoscono e sono grati per l’azione straordinaria di penetrazione svolta sui mercati esteri in favore dell’agroalimentare di casa nostra dai ristoranti di cucina italiana inizialmente avviati dai nostri emigranti».

Egli fu infatti il primo a riuscire a vender il Barbaresco, vino sconosciuto ai più ed al mercato, ad un prezzo superiore a quello del Barolo, per renderlo appetibile in patria ed all’estero come vino di prestigio, anche grazie al lavoro ed all’apprezzamento di grandi degustatori dell’epoca, quali Veronelli e Burton. Un riferimento per l’enologia Italiana e Mondiale, Angelo Gaja è stato eletto “Man of the Year” nel 1997 dall’americana Wine Spectator, che lo ha inserito a buon diritto nella prestigiosa Hall of Fame, per il suo incessante lavoro di ricerca ed il suo amore per l’Italia del vino e dell’artigianalità portata all’eccellenza.

A presentarci i gioielli di una delle cantine più prestigiose d’Italia, chi meglio di un altro “uomo dell’anno”: Marco Barbetti, Miglior Sommelier FISAR 2018. Marco – il prossimo Giovedì 24 Gennaio – ci guiderà in un affascinante percorso di degustazione dei vini che hanno sancito la fama di Gaja in Italia e nel mondo, narrandone la storia e le caratteristiche, ma soprattutto cercando di catturarne e trasmettercene l’anima. Questa è la fantastica line-up che ci aspetta:

Gaja&Rey 2016 – Espressione del coraggio di andare contro la tradizione. Il primo Chardonnay delle Langhe. Semplicemente incredibile. Eleganza e persistenza che sorprenderanno.

Cremes 2017 – Il primo passo per iniziare a conoscere i rossi di Gaja. Dal colore cremisi, l’incontro tra Dolcetto e Pinot Nero esprime piacevolissime note di frutta a bacca rossa.

Sito Moresco 2015 – L’incontro tra la tradizione, il Nebbiolo, e l’innovazione, Merlot e Cabernet, che conferisce longevità e bevibilità. Un vino elegante che esprime note di piccole frutti rossi su un leggero tappeto di terziari.

Barbaresco 2012 – L’anima dell’azienda.  Il vino che ha fatto storia. Dall’unione dei Nebbiolo di quattordici vigneti diversi, un Barbaresco che fonde diverse sfumature di terroir. Un vino ricco e complesso con tannini setosi.

Sperss 2008 – Rappresenta l’intuizione dell’azienda di non affidare la garanzia della qualità alla menzione D.O.C.G., ma al proprio nome GAJA. L’accoppiata Nebbiolo e Barbera scelta a rappresentare la massima espressione e la personalità dell’azienda. Le vigne si trovano a Serralunga d’Alba, in pieno territorio di Barolo.

Anna Ostrovskyj