Oggi si discute molto di vino biodinamico. Un mondo complesso, si lega a una visione olistica e spirituale della natura, e per questo è stato a lungo incompreso o addirittura vilipeso dai tradizionalisti. A dare piena dignità al vino biodinamico è stato Nicolas Joly, storico produttore della Loira, capace di esprimere nei suoi vini tutte le potenzialità di un vigneto sano, forte e armonioso, come ricorda Carlo Petrini nella sua Prefazione al libro dello stesso Joly, “La vigna, il vino e la biodinamica”.

Dal suo domaine della Coule de Serrant, nella Loira, Nicolas Joly regala agli appassionati uno dei grandi vini del mondo, un bianco dall’impatto organolettico straordinario, singolare e sorprendente. È il frutto esclusivo di un approccio olistico alla materia vivente, di una visione del mondo dove le forze cosmiche – la gravità, l’attrazione solare, i pianeti e le costellazioni – si misurano e infine trovano l’equilibrio; dove l’uomo, consapevole di essere soltanto una pedina nel grande gioco dell’universo, riconosce i suoi limiti e non esula dal suo ruolo. Ne nasce una filosofia agricola che fa tesoro degli insegnamenti di Rudolf Steiner e, prima ancora di Wolfgang Goethe, traducendosi in una pratica vitivinicola che, tenendo conto della sapienza di generazioni di contadini e di artigiani, diventa parte dell’armonia cosmica. Dispensandoci una lezione: il rispetto della natura è imprescindibile, il valore di un terreno sano, vivo, è inestimabile. Quale follia ci ha spinto dimenticarcene?