Sarà il Piemonte la meta della prima gita dell’anno organizzata da FISAR Milano per il 9 febbraio. Il nostro giro alla scoperta di questa affascinante regione vinicola ci porterà questa volta in Roero dove ci accoglieranno due cantine della zona, mentre per il pranzo saremo deliziati da un gustoso menù di prodotti locali con vini in abbinamento.

In provincia di Cuneo, a nord di Alba, nella riva sinistra del fiume Tanaro tra la pianura di Carmagnola e le basse colline dell’astigiano, è collocata questa zona la cui viticultura ha una storia che risale a prima ancora dei romani, con influenze delle popolazioni liguri e soprattutto degli etruschi. Nel Roero dove i vigneti confinano con boschi e frutteti, sono caratteristiche le “rocche” formatesi dall’erosione del fiume, rilievi scoscesi che tagliano il territorio da sud-ovest a nord-est creando una divisione tra i suoli continentali di ghiaie e argille fluviali, da quelli di origine marina. La particolare unicità di questo paesaggio ha fatto sì che anche il Roero diventasse patrimonio dell’UNESCO nel giugno 2014, così come i vicini Langhe e Monferrato prima di lui.

Il territorio, formatosi circa 130 milioni di anni fa ha la sua origine da un mare interno chiamato Golfo Padano; i terreni sono quindi composti da sedimentazione di detriti da dove 2-3 milioni di anni fa sono emerse le colline del Roero, questo ha dato vita a un sovrapporsi di diversi tipi di suoli che oggi ne caratterizza l’unicità. La zona vinicola comprende 20 comuni i cui più importanti vanno da Bra a Canale e per meglio salvaguardare il patrimonio della zona è nato il Consorzio di Tutela del Roero che, con più di 300 iscritti tra produttori e viticoltori, promuove e valorizza i 1000 e più ettari vitati e la loro produzione.

Come nel resto del Piemonte primeggiano i vitigni a bacca rossa, primo fra tutti il nebbiolo; ma è qui che scopriamo un vitigno a bacca bianca autoctono della zona: l’arneis (presente in realtà in minima parte anche in Sardegna). In passato utilizzato per la produzione di un vino dolce che meglio incontrava i gusti dell’epoca, veniva coltivato alternandolo ai filari di nebbiolo in modo che gli uccelli ne fossero attratti e risparmiassero quest’ultimo. Usato come “taglio” per ammorbidire alcuni vini rossi, la sua vera riscoperta è  recente e risale a circa 30 anni fa, quando un gruppo di produttori lungimiranti ne comprende il valore. Se ne ricava un piacevole vino profumato di fiori, erba e frutta bianca, con gusto pieno, acidulo e retrogusto leggero di mandorla amara.

Tra gli altri, due sono i vini principali della zona che hanno meritato la DOCG: il Roero e il Roero Arneis, l’uno prodotto da uve nebbiolo e l’altro dall’omonimo vitigno con minimo 95% dello stesso. La versione rossa prevede un invecchiamento di minimo 20 mesi di cui almeno 6 in botte, mentre per la riserva ne sono necessari 32 con almeno 6 mesi in legno. La versione bianca sosta per 4 mesi che diventano 16 per la riserva. Visiteremo due cantine presenti da generazioni sul territorio dove potremo apprezzare versioni differenti di questi due vini: Angelo Negro e Cascina Chicco; mentre per il pranzo l’Osteria di Vin Roero ci proporrà le prelibatezze della zona come il vitello tonnato, tagliatelle con funghi porcini, il bunet e altro ancora.

ANGELO NEGRO & FIGLI – La loro storia inizia nel lontano 1670 da un podere e da una famiglia divenuta custode di saperi e tradizioni antiche; in questo contesto nasce Angelo Negro che, con non poche difficoltà inizia a produrre vino. Sarà poi il figlio Giovanni a portare avanti il suo lavoro riuscendo a creare una cantina e vigneti coltivati con vitigni autoctoni. Come per molti produttori italiani gli anni Ottanta saranno il vero trampolino di lancio, il successo dei loro vini raggiungerà tutta l’Italia e oltre; l’azienda cresce ed è ora gestita da Angelo, la moglie e i loro 4 figli. I 70 ettari sono distribuiti tra Monton, Roero, Neive e Serralunga per citare le zone più significative.

Ecco i 5 vini in degustazione:

ROERO ARNEIS, METODO CLASSICO 60 MESI – Nato nel 1985 e dedicato a Giovanni Negro, è uno spumante prodotto con uve arneis coltivate a 280-320 m s.l.m su terreni sabbioso-calcarei esposti a nord-ovest. Dopo la pressatura soffice dell’uva intera, il mosto affina per 6 mesi con continui battonage fino alla presa di spuma che avviene in aprile-maggio e da lì il vino sosta per 60 mesi sur lies prima della sboccatura. Dal perlage fine e persistente, nel calice è giallo paglierino intenso con profumi di fiori secchi e crosta di pane leggermente tostata, pera e mela renetta. In bocca è morbido, minerale e amarognolo con retrogusto di lievito.

PERDAUDIN, ROERO ARNEIS DOCGDai vigneti dell’antico podere Audini dove i suoli sono di origine marina con terreni calcareo-argillosi e residui di conchiglie fossili, posti a 320 m s.l.m. Nasce da una pressatura diretta delle uve il cui mosto fermenta in acciaio per a 15-17° C, per sostarvi circa 7 mesi sulle fecce fini con costanti battonage. È giallo paglierino intenso con gentili aromi di fiori bianchi di acacia e d’arancio, note di ananas e pera. In bocca ha un attacco deciso, caldo, dal finale lungo con una nota minerale.

PRACHIOSSO, ROERO DOCG – Le vigne di nebbiolo di Prachiosso sono esposte a sud a 320 m s.l.m. Il mosto macera con le bucce per 18 giorni e affina per 20 mesi in botti di rovere e poi bottiglia. Nel calice un rubino intenso anticipa profumi fini ed eleganti che richiamano la rosa, il lampone, la fragola e le spezie. In bocca è caldo, avvolgente con tannini delicati; mentre il retrogusto è ampio con rimando alle sensazioni percepite al naso.

SAN GIORGIO, ROERO RISERVA DOCG Su suoli calcareo-marnosi viene coltivato il nebbiolo selezionato per questa riserva. Dopo la consueta vinificazione il vino affina per 32 mesi tra rovere e bottiglia per poi rivelarsi nel calice di un bel rosso granata con naso fresco e intenso. Gli aromi sono di pesca, frutti rossi, sentori balsamici. All’assaggio è fresco e piacevole, se ne percepisce la trama tannica importante e persistente.

SUDISFÀ, ROERO RISERVA DOCG“La prima volta che l’ho assaggiato sono rimasto sudisfà” da un’affermazione di Giovanni Negro deriva il nome del vino vincitore dei 3 bicchieri del Gambero Rosso per ben 7 anni. I vigneti sono situati a Monten Roero, S.Stefano Roero, Canale e posti a 340 m s.l.m con esposizioni a sud, sud-est su terreni calcarei di medio impasto. La macerazione avviene con cappello sommerso per circa 24 giorni, il mosto affina poi per 32 mesi in botti, barriques di rovere e bottiglia. Di colore granata intenso, sprigiona profumi di frutta rossa in confettura, vaniglia e pepe nero. In bocca ha un attacco deciso, una grande struttura con tannini presenti e vellutati. Il retrogusto è ampio, caldo ed etereo.

AZIENDA AGRICOLA CASCINA CHICCO – Il pomeriggio ci vedrà ospiti della famiglia Faccenda, meglio conosciuti come I Chicu. Uno “stranome”, ovvero un’usanza tipica della zona di attribuire un nome caratteristico che si tramanda poi di generazione in generazione. I loro esordi risalgono agli anni Cinquanta quando Ernesto, che di professione faceva il salumiere, acquistò un ettaro di vigna a pochi passi da Canale, dove produceva Nebbiolo e Barbera che diventarono insieme alle pesche il suo prodotto di eccellenza. Questo gli permise già dieci anni dopo di ristrutturare la cascina, ampliare i vigneti e cantina fino all’arrivo in azienda del figlio Federico che diede la vera spinta alla produzione, da quel momento infatti si iniziarono a imbottigliare i vini con il nome di famiglia. Fino a oggi in cui sono i figli enologi Enrico e Marco ad occuparsi dell’azienda che negli ultimi anni ha visto una grande espansione territoriale, di mercato e di ricerca. È loro, infatti, una delle prime sperimentazioni che vede il nebbiolo vinificato per ottenere uno spumante metodo classico con il progetto “Cuvée Zero” del 2001. Oltre a questo la cantina ha sempre puntato alla produzione del vitigno in tutte le sue versioni: Roero, Barolo, Langhe Nebbiolo, Nebbiolo d’Alba. Il loro esordio è ovviamente avvenuto con la produzione di Roero, puntando sulla valorizzazione del territorio per ottenere finezza ed eleganza nei vini, con profumi delicati e strutture non complesse. Nonostante la crescita degli ultimi anni l’azienda non ha dimenticato il tema della sostenibilità a cui è stata riservata particolare attenzione con l’impianto di noccioleti e boschi per ridurre l’impronta carbonica e la costruzione di una cantina interrata per ridurre l’impatto ambientale.

Ecco i quattro vini in degustazione:

ANTERISIO, ROERO ARNEIS DOCG – Da vigneti esposti a est, la vinificazione avviene inizialmente con macerazione delle bucce con il mosto per esaltarne e conservarne gli aromi. Nel calice giallo paglierino con riflessi verdognoli e dai profumi intensi di frutta come albicocca e mela. In bocca è di buona struttura, sapido e con marcata acidità.

MONTESPINATO, ROERO DOCG Dai vigneti di Montespinato a Castagnito esposti a sud-est vengono raccolte le uve di nebbiolo che, vinificate, concludono la loro evoluzione con una sosta in botte di rovere. Il vino è rosso rubino intenso con profumi di lampone e sfumature di rosa e vaniglia. All’assaggio è di buona sostanza, con tannini morbidi e un finale dove si percepiscono frutti rossi appassiti come ribes e lampone.

VALMAGGIORE, ROERO RISERVA DOCGIn zona Verza d’Alba nei vigneti di Valmaggiore esposti a sud-ovest nasce questo Roero che per gli anni di maturazione e il suo passaggio in botte può vantarsi della menzione riserva. Dal profumo ricco e immediato di viola, mora, lamponi e spezie, ha una struttura importante con tannini austeri e un finale persistente.

ARCASS, ARNEIS VENDEMMIA TARDIVA – Un aneddoto su questo vino è legato al suo nome che significa “il ricaccio”, una mossa di uno dei più tradizionali sport della zona: il balon. Nome che rimanda non solo a un gesto sportivo ma anche a una profonda fierezza contadina, il ribattere a ogni difficoltà. E fiero è anche nel calice Arcass con il suo colore dell’ambra brillante, aromi di fichi secchi, datteri, miele di acacia e agrumi, è dolce e fresco all’assaggio.

Se anche voi siete curiosi di approfondire la conoscenza di questa regione non lontana da qui e con un così ricco patrimonio territoriale ed enologico, il Roero potrebbe essere l’occasione giusta. Per chi è riuscito a prenotarsi in tempo (l’evento è sold out!) si parte il 9 febbraio con FISAR Milano!

Valentina Ricca