È uno dei vitigni più amati e diffusi. Grazie all’alta acidità e alla concentrazione di zuccheri, si utilizza per spumanti, vini bianchi fermi di pronta beva e da invecchiamenti. Ben si adatta all’acciaio e al legno… Lo Chardonnay ha caratteristiche eccezionali, che in parte condivide con il vitigno da cui discende, il nobile Pinot. Scopriamolo insieme attraverso il racconto di Attilio Scienza e Serena Imazio nel loro affascinante “La stirpe del vino”.

Lo Chardonnay, come molti vitigni ubiquitari, ha un’e­levata capacità di accumulo di zuccheri, un buon controllo dell’acidità tartarica, una buona tolleranza alla siccità e un buon controllo della sintesi delle sostanze aromatiche caratteristiche della varietà. Per contro è molto sensibile ad alcune virosi (arricciamento e accartocciamento), alle quali si sono aggiunte negli ultimi anni la flavescenza dorata e la malattia di Pierce (anche se solo in California), una pato­logia provocata dallo stesso agente della moria degli ulivi in Puglia. Dal genitore Pinot, lo Chardonnay ha ereditato un’importante variabilità intravarietale che si manifesta nella grande ricchezza di cloni, diversi sia per il grado di produttività, sia per il potenziale aromatico. Dal punto di vista pratico si possono così distinguere cloni da destinare alla produzione di vini spumanti, vini fermi da consumarsi giovani e da fermentare in barrique.