Nel suo reportage sul mondo del vino degli anni Settanta, “Vino al vino”, Mario Soldati indaga e difende la qualità della produzione italiana, mettendo in luce anche le storture del sistema. Come il fenomeno del vino da taglio del Sud: richiestissimo e facile da vendere ai produttori del Nord e all’estero, aveva spinto i contadini a preferire vendemmie tardive per avere vini molto carichi e alcolici, diffondendo l’idea che al Sud il vino non potesse essere mai veramente buono.


Bisogna sapere che le uve siciliane e pugliesi erano, un tempo, vendemmiate presto, in agosto o in principio di settembre: e davano, perciò, un vino ben diverso da quello che oggi, comunemente, si consuma come vino meridionale: un vino meno dolce, meno abboccato, meno liquoroso, più leggero. Ma, ormai da cento anni, vengono vendemmiate tardi: cotte in vigna dal sole violento del basso Adriatico e dello Ionio, ricchissime di zuccheri, producono un mosto che si paga tanto più caro quanto più dolce, quanto più alcol sviluppa.