Nicolas Joly, storico e acclamato produttore della Loira, nei suoi vigneti della Coule de Serrant ha dimostrato che i vini biodinamici, spesso tacciati di imperfezioni, possono essere non solo limpidi e puliti, ma di qualità straordinaria. Questi risultati eccezionali sono frutto, come lui spiega nel libro “La vigna, il vino e la biodinamica”, dic omplesse interazioni che tutelano e proteggono non solo il terreno ma l’intero ecosistema. Perché è dall’aria e dalla luce che la pianta si costruisce giorno per giorno tramite la fotosintesi.

Osservate uno stesso vigneto in primavera e poi in autunno e considerate che tutti i rami, le foglie e i frutti – diverse tonnellate per ettaro – che sei mesi prima non erano che gemme, non sono quasi per nulla costituiti da materia proveniente dal suolo, come troppo spesso si crede. Al contrario, la maggior parte di questa materia è un prodotto della fotosintesi. La fotosintesi è la conversione di calore, di luce, di aria, dunque di un mondo impalpabile, quasi intangibile in materia molto reale, costituita da idrato di carbonio, amido, zucchero ecc. Se da questa materia si esclude l’acqua, si vedrà che per più del 92% essa deriva della fotosintesi, e dunque solo una parte davvero minima è legata al suolo.