Il prossimo Sabato 18 Maggio 2019, FISAR Milano vi condurrà in visita a un territorio mitico per l’enologia italiana: la zona di Soave, visitando due straordinari produttori, Monte Tondo e I Stefanini, che, con i loro vini, ci narrano la poesia nascosta di quelle colline.

Soave, nome che introduce agli occhi la vista di dolci paesaggi collinari, è un piccolo comune del Veneto, a nord dell’autostrada Serenissima ed in prossimità di Verona, noto per il suo vino ed un ben conservato castello Scaligero: pare però che il suo nome derivi dagli “Suebi”, gli Svevi, popolo germanico calato in Italia nel 568 con re Alboino ed i suoi longobardi. Ai piedi del suo castello, si estendono 7000 ettari di vigneti, divisi tra tredici comuni e tre denominazioni: DOCG Soave Superiore e Recioto di Soave e DOC Soave.

Queste armoniose colline, che sono benedette da un clima molto mite, nascondono un segreto: terreni tufacei, di origine vulcanica, ricchissimi di fossili marini, caratterizzano i vini di Soave con una marcata mineralità, che si esprime con particolare intensità soprattutto nelle uve a bacca bianca, tra le quali, la regina è l’uva di Garganega, seguita dal Trebbiano di Soave o Lugana e dallo Chardonnay.

Il Soave è oggi il vino bianco italiano più esportato: della sua produzione, oscillante negli ultimi anni tra i 53 ed i 58 milioni di bottiglie, ben l’84% va all’estero, il 64 % in Europa – in particolare il 30% in Germania e il 24% in Gran Bretagna – e il 20% nel resto del mondo, con gli Usa al 6 per cento: il merito di questa fama è del suo Consorzio di Tutela che, grazie a manifestazioni di rilievo internazionale come ”Vulcania”, ha portato i vini di Soave alla partecipazione al forum internazionale dei “Volcanic Wines” ed alla nascita dell’Associazione delle Doc Vulcaniche.

I vini di Soave, grazie al loro speciale legame con quel suolo tanto minerale, sono dotati di buona acidità, grande sapidità, aromi molto fini ed eleganti di fiori bianchi, frutta altrettanto bianca, anche tropicale, e soprattutto di gran longevità. Il loro legame con quel terroir unico, viene sottolineato dal fatto che la DOCG e la DOC ne derivano il nome.

La Garganega è un vitigno che matura tardivamente: gli acini han così tutto il tempo di farsi ricchi di questa meravigliosa dotazione naturale. L’uva si vendemmia a fine ottobre, e le viti formano pittoreschi filari color giallo dorato, mentre i grappoli divengono rosso-ramati, simili a quelli del Pinot Grigio.

La zona Classica è quella più antica, ed interessa tutto il comune di Monteforte D’Alpone: come pochi altri vini italiani, il Soave, inoltre, grazie alla sua longevità, contempla anche la versione “riserva”, che, per disciplinare, subisce almeno due anni di affinamento.

In mattinata visiteremo Cantina Monte Tondo. Gino Magnabosco ha fondato l’azienda a fine anni Settanta, ampliando l’attività del padre che produceva vino per la famiglia e la vendita in damigiana. Oggi l’azienda vanta quasi 40 ettari di vigna, situati nella zona classica del Soave e in Valpolicella. Alcuni vigneti di Garganega hanno un’età compresa tra i 60 e 100 anni. Nella località del “Casette Foscarin”, sono addirittura a “piede franco”. La peculiarità di Monte Tondo è di poter ricavare uve da terreni di diversa matrice, dal vulcanico all’argilloso e al calcareo, cogliendo così diverse espressioni di Soave.

Dopo il pranzo alla Trattoria Alla Pesa a Brognoligo-Costalunga, ci sposteremo alla Cantina I Stefanini guidata da Valentino Tessari e il figlio Francesco che sono gli eredi di una lunga tradizione familiare che affonda le radici nel XIX secolo nella vallata dell’Alpone. La proprietà comprende 20 ettari di vigneto tra Monteforte d’Alpone e Montecchia di Crosara. Il Monte di Fice è il terrazzo più alto dello specchio vitato dietro l’azienda e si estende per poco più di un ettaro su uno suolo dominato dal tufo vulcanico rosso. L’impianto è a pergola veronese, l’altitudine di circa 60 metri, l’esposizione in pieno sud. La Garganega nasce qui da viti molto vecchie, dai 30 ai 50 anni di età, e dona al vino fascino minerale e una considerevole sapidità.

Per chi è riuscito a prenotarsi vi aspettiamo Sabato 18 Maggio per un itinerario speciale lungo morbide colline disposte su un vulcano spento alla scoperta di due vitigni che si fondono con il territorio, guidati dalla passione di vignaioli-artigiani, per dar vita a un vino bianco sapido e minerale, di spiccata freschezza.

Anna Ostrovskyj