Il Re dei Vini torna protagonista delle degustazioni FISAR Milano, grazie a una verticale di Barolo Ettore Germano in cui si confronteranno tre annate diverse 2012, 2009, 2008 di due cru differenti, Cerretta e Lazzarito. L’appuntamento è per Giovedì 17 Ottobre 2019 alle ore 20:00 presso l’Hotel Andreola.

ETTORE GERMANO: QUATTRO GENERAZIONI IN VIGNA – Grazie alla passione e allo spirito di innovazione delle quattro generazioni che l’hanno guidata fino ad oggi, questa realtà storica, nata nel 1856 con solo attività di viticoltura, è passata a rappresentare una delle più rinomate cantine della produzione vinicola di Serralunga d’Alba, nel cuore della denominazione del Barolo. Un’azienda la cui filosofia mette al centro lo stretto rapporto tra tradizione ed evoluzione: “proprio per il rispetto dei nostri predecessori, continuiamo ad avere un approccio al nostro lavoro basato sulle necessità primarie dei vigneti e dei loro cicli biologici, senza forzature ed accanimenti”, ma con “piccoli dettagli che possono variare il risultato finale” in vigneto ed in cantina, come monitoraggio tramite stazioni meteorologiche aziendali, per essere tempestivi ed essenziali nei trattamenti fitosanitari; la lotta biologica, operazioni delicate con diraspatrice e pressatura soffice con pressa polmone; controllo qualità tempestivo grazie ad un laboratorio interno e un’approfondita ricerca e sperimentazione sulle chiusure con capsula a vite (Stelvin) che permette di aggiungere meno solfiti all’imbottigliamento e mantenere inalterati il più possibile gli aromi. Serralunga, sede dell’azienda, è interamente inserita nella zona del Barolo con 39 Menzioni Geografiche Aggiuntive. I Barolo di Serralunga, corposi e austeri, sono caratterizzati da una grande struttura tannica e, al contempo, da una raffinata espressività che riesce ad emergere anche nelle annate più complesse.

LA STORIA DEL BAROLO E I SUOI PROTAGONISTI – Fino al XIX secolo, il vitigno Nebbiolo, già coltivato nelle Langhe, forniva un vino verosimilmente dolce, perché il suo grado zuccherino elevato non agevolava il completamento spontaneo della fermentazione alcolica. Il percorso che ha portato questo vino ad essere oggi un’indiscussa eccellenza vitivinicola mondiale è caratterizzato da alcuni protagonisti che hanno giocato un ruolo determinante. L’enologo Louis Oudart, ad esempio, chiamato da Camillo Benso Conte di Cavour per razionalizzare la vinificazione e produrre un vino Nebbiolo secco e senza alterazioni, condizioni che gli avrebbero consentito di diventare il Barolo e Barbaresco dei nostri giorni. Altre fonti sostengono che l’arrivo dell’enologo francese sia merito della Marchesa Giulia Colbert Falletti di Barolo, che spedì 325 carrà (botti da trasporto), una per ogni giorno dell’anno -esclusa la quaresima-, alla corte di Carlo Alberto di Savoia, per convincerlo della bontà dei vini che si potevano ottenere nelle Langhe.

LA SVOLTA TECNOLOGICA NELLA VINIFICAZIONE DEL NEBBIOLOAlla svolta tecnologica nella vinificazione del Nebbiolo diede grande impulso anche il generale Staglieno che lavorò per Cavour dal 1835 al 1840. La vinificazione da lui proposta si basava su principi ritenuti validi ancora oggi: perfetta scelta delle uve per maturità e sanità, macerazione in recipienti a ciò destinati per tempi variabili, pigiatura perfetta nei tini, esclusione dai tini di quasi tutti i graspi, pulizia dei vasi, degli utensili e degli operai che ci lavorano, follatura ripetuta delle uve nel tino, tino chiuso ermeticamente e fuoriuscita del gas carbonico attraverso la macchinetta Gervais, svinatura a vino limpido, depurazione delle botti vuote con polveri solforanti. Per mettere alla prova la conservazione del vino così prodotto, il generale spedì delle bottiglie in America con l’obiettivo di riaverle indietro e far loro affrontare per due volte il lungo viaggio per nave. I vini ritornarono, a sua detta, non solamente incolumi, ma anche migliorati. Cavour comprese presto che, per far crescere il ruolo e il prestigio del vino secco delle uve Nebbiolo, sarebbe stato necessario dare al prodotto uno sbocco commerciale. Louis Oudart lo aiutó facendo uscire il vino dai confini nazionali tramite la sua società di commercio e Camillo Cavour “vestì” le sue bottiglie con etichette che portavano orgogliosamente la scritta “Barolo” e che avrebbero accompagnato il vino sui mercati d’Europa.

I PRIMI RICONOSCIMENTI – I primi riconoscimenti arrivarono a partire dal 1873, con ben 7 medaglie d’oro vinte al concorso di Vienna, che confermarono che il Barolo era un vino adatto all’invecchiamento. Da allora il successo non si è mai fermato: nel 1933 il Barolo fu riconosciuto come “vino tipico di pregio” e l’anno successivo, quando, venne fondato il Consorzio dei vini tipici di Barolo e Barbaresco. Nel 1966 arrivò il riconoscimento della DOC e, nel 1980, quello della DOCG. Secondo il Disciplinare, il Barolo, per chiamarsi tale, deve invecchiare almeno 38 mesi, a decorrere dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve, di cui 18 in botti di legno, mentre il termine “Riserva” compare in etichetta dopo 5 anni di affinamento.

MENZIONI GEOGRAFICHE AGGIUNTIVE: CRU DEL BAROLONel 2010, si ufficializzò la delimitazione delle Menzioni Geografiche Aggiuntive (MGA). “Quello di Barolo e Barbaresco fu uno studio certosino, che di fatto andò a mettere nero su bianco una distinzione che era già acquisita per tradizione” dichiara il giornalista Alessandro Masnaghetti, soprannominato “l’uomo delle mappe”, per il suo lavoro di rappresentazione delle aree di produzione. Due sono le vigne MGA in degustazione nella serata del 17 ottobre, a rappresentazione delle molteplici espressioni di carattere e personalità di questi territori:

  • CERRETTA Barolo DOCG 2012 (annate 2009 / 2008): Con una superficie totale dell’MGA di 40 ettari, la collina della Cerretta ha un’esposizione sud-est e un’ altitudine di 350-400 mt s.l.m. su un terreno argilloso-calcareo con alta concentrazione di calcare attivo. Il vigneto di produzione di Ettore Germano ha un’estensione di 3.2 ettari con vigne impiantate nel 1949, 1963 e 1995. La produzione media annua é: 17.500 bottiglie da 0,75 l – 400 magnum da 1,5 l – 100 doppi magnum da 3 l.
  • LAZZARITO Barolo DOCG 2012 (annate 2009 / 2008): Il vigneto di circa 1 ettaro (estensione della MGA di circa 30 ettari) ed è esposto a sud-ovest  con un’altitudine 350 mt s.l.m. Si tratta della vigna piú antica di Ettore Germano, impiantata nel 1931 su un terreno: calcareo e marnoso con piccole percentuali di sabbia. La produzione media annua: 4.500 bottiglie da 0,75 l – 400 magnum da 1,5 l – 100 doppi magnum da 3 l.

Alcune bottiglie in degustazione saranno servite in formato Magnum. La serata sarà accompagnata da stuzzichini e specialità. L’evento è sold out, ma per chi è riuscito a prenotarsi, l’appuntamento è per il prossimo Giovedì 17 Ottobre, alle ore 20.00, presso l’Hotel Andreola in Via Scarlatti a Milano.

Maria Elena Ferrario