Il nostro girovagare per la storia, alla ricerca di curiosità enoiche, questa volta ci porta nel 1111, nella Tuscia, in provincia di Viterbo, e precisamente nella zona di Montefiascone, a Sud-Est del Lago di Bolsena. In questa antica zona vulcanica, il vino è sempre stato considerato come una delle massime espressioni del territorio; tanto che anche il nome Montefiascone deriva dal tardo latino medioevale “mons flasconis”, dove il “flasco” era un contenitore di vetro per vino, che poi diventerà il fiasco. Ed è qui che in quell’anno, in un misto tra leggenda e realtà, giunse al seguito di Enrico V di Franconia, che si stava recando dal Papa a Roma per farsi incoronare Imperatore, un personaggio di rango, forse un vescovo o un nobile, chiamato Johannes Defuk. Questi, essendo un amante del vino e sapendo di trovarne di ottima qualità in Italia, ordinò al suo servitore Martino di precederlo nel tragitto per assaggiare quelli del luogo e di apporre la scritta Est (c’è) sulla porta del posto dove degustava il vino migliore, in modo tale che potesse fermarsi a goderne anche lui. Giunto a Montefiascone, il Defuk trovò la porta di un’osteria contrassegnata non da uno ma da ben tre Est, come segno di grande eccellenza. Vinto dall’amore per quel nettare, che bevve per due giorni, si narra addirittura che decise di abbandonare il corteo imperiale al ritorno da Roma per rimanere in quel luogo. E continuò a bere quel vino delizioso fino alla sua morte, che avvenne nel 1113, pare proprio per averne bevuto troppo! Ma prima di morire lasciò un testamento in cui chiese di essere seppellito nella Chiesa di San Flaviano, dove si trova ancora oggi, e che a ogni anniversario della sua morte venisse versato quel vino, in grande quantità, sulla sua tomba; in cambio lasciava alla città i suoi averi: il cavallo, l’armatura e un sacchetto di scudi d’oro. La piccola lapide posta sulla sua tomba reca una scritta del servo Martino: EST EST EST PROPTER NIMIUM EST HIC JO DEFUK DOMINUS MEUS MORTUS EST, che tradotto recita: “EST EST EST per il troppo EST qui è morto il mio signore Giovanni Defuk”.

Leggenda o realtà le testimonianze storiche sulla bontà dell’Est! Est!! Est!!! sono tante; tra queste ne citiamo una in particolare del poeta romano Giuseppe Gioacchino Belli che nel 1831 compose, nel vernacolo della sua terra, un sonetto che può essere considerato un generico inno al vino, in particolare a quello di Montefiascone:

 

Er vino è ssempre vino, Lutucarda:

indove vôi trovà ppiú mmejjo cosa?

Ma gguarda cquì ssi cche ccolore!, guarda!

nun pare un’ambra? senza un fir de posa!

 

Questo t’aridà fforza, t’ariscarda,

te fa vviení la vojja d’esse sposa:

e vva’, si mmaggni ’na quajja-lommarda,

un goccetto e arifai bbocc’odorosa.

 

È bbono asciutto, dorce, tonnarello,

solo e ccor pane in zuppa, e, ssi è ssincero,

te se confà a lo stommico e ar ciarvello.

 

È bbono bbianco, è bbono rosso e nnero;

de Ggenzano, d’Orvieto e Vviggnanello:

ma l’este-este è un paradiso vero!

 

L’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, nel 2000, in occasione dell’ultimo Anno Santo, è stato scelto come vino ufficiale da utilizzare nelle celebrazioni delle Messe in Vaticano. E rileggendo l’ultima riga del sonetto si può intuire il perché.

Michele Nardozza