Da dove nasce la storia di uno dei più grandi vini del mondo? Siamo nel II secolo a.C. e già Catone tesseva le lodi di un particolare vino, chiamato retico, che, come ci fa sapere Svetonio, piaceva molto all’Imperatore Augusto. Mentre Marziale ne indica la provenienza, dalle terre del dotto Catullo, cioè la zona a Nord di Verona.

Facciamo un salto in avanti e arriviamo al IV secolo d.C. quando Cassiodoro, ministro di Teodorico, Re dei Visigoti, descriveva il vino prodotto nella stessa zona come un vino dolce, regio per colore, denso e carnoso, ottenuto da una speciale tecnica d’appassimento delle uve. Lo chiama acinaticum, cioè “prodotto dall’acino”, e la zona di produzione è la Valpolicella, nome che probabilmente deriva dal latino Vallis-polis-cellae, cioè “Valle dalle molte cantine”. Anche Cassiodoro in una lettera inviata a dei proprietari terrieri della zona, chiedeva di poter avere questo vino per la mensa reale.

Trascorrono diversi secoli e arriviamo a fine 1800, quando in Valpolicella, il vino dolce, prodotto con la tecnica dell’appassimento, discendente dell’acinatico, per la prima volta viene indicato col nome di Recioto. Probabilmente il nome deriva da recie, “orecchie” in dialetto veronese, le quali indicano le due ali dei grappoli, simili appunto a grandi orecchie, maggiormente utilizzate nella vinificazione perché più esposte al sole e quindi più zuccherine.

Ma la storia non finisce qui, ecco che qualcosa di meraviglioso sta per accadere! Siamo nel 1936 e nella cantina sociale di Negrar, sempre in Valpolicella, viene aperta una botte di Recioto dimenticata in un angolo buio. All’assaggio il cantiniere sorprendentemente scoprì che il vino non era più dolce, ma secco, perché non essendo stato bloccato il processo di rifermentazione i lieviti avevano consumato tutto lo zucchero presente. Abituati al dolce Recioto, quel vino sembrò quasi amaro e per questo lo chiamarono Amarone!

Era appena iniziata la storia di uno dei più grandi vini del mondo.

Michele Nardozza