In Liguria esistono due vini profondamente diversi, prodotti con uve diverse, in zone anche diverse, ma con un nome molto simile. Si tratta dello “Sciac-trà” e dello “Sciacchetrà”. Lo “Sciac-trà” è un vino rosato, prodotto in provincia di Imperia, nella Liguria di Ponente, con l’uva Ormeasco (come viene chiamato in zona il Dolcetto) e inserito nel disciplinare “Pornassio” DOC. Il nome pare derivi dal dialetto ligure, significa “schiaccia e trai” e si riferisce alla sua tecnica di vinificazione; cioè l’uva viene schiacciata, le bucce restano a contatto con il mosto per breve tempo, a seconda dell’intensità di colore che il produttore vuol dare al vino, e poi vengono tirate via.

Lo Sciacchetrà, invece, è grande un vino passito delle Cinqueterre, in provincia di La Spezia, quindi a Levante, prodotto con uve Bosco, Albarola e Vermentino in percentuali diverse e contemplato nel Disciplinare “Cinqueterre e Cinqueterre Sciacchetrà” DOC. In questo caso il nome non può evidentemente derivare dalla tecnica di vinificazione perché essendo un vino bianco, le bucce non vengono fatte macerare nel mosto. Ma allora perché è stato chiamato così? Il primo a utilizzare un termine molto simile fu il pittore Telemaco Signorini, macchiaiolo fiorentino, che trascorse più volte l’estate in questi luoghi. Nel suo scritto di memorie Riomaggiore, del 1892, afferma che: «in Settembre, dopo la vendemmia, si stendono le migliori uve al sole per ottenere il rinforzato o lo “sciaccatras”». Ma da testimonianze di persone anziane del posto si è appreso che nessuno conosceva quel nome, mentre tutti erano soliti chiamare quel passito col termine dialettale “rinfursà”, cioè “rinforzato”. Infatti, agli inizi degli anni 70, accadde che, Nello Capris, il funzionario incaricato di redigere il Disciplinare, ne inviò una prima stesura al Ministero, chiamandolo proprio in quel modo. La bozza, però, fu respinta perché “rinfursà” aveva un’assonanza con un altro vino, lo Sfursat di Valtellina. Allora, dato che il nome doveva avere un richiamo storico, legato al territorio, si pensò di italianizzare il termine “sciaccatras” utilizzato dal Signorini; e così fu, ma da dove questi lo abbia tirato fuori rimane un vero mistero.

Michele Nardozza