La storia del vino visualizzata dall’arte è lontana nel tempo e ha ispirato grandi maestri che, attraverso allegorie, paesaggi, nature morte, ritratti, raffigurazioni tra sacro e profano e uso diretto del nettare di Bacco come materia delle opere, hanno restituito una loro interpretazione della bevanda tanto amata anche dagli dei. Ma qual è la relazione tra la natura morta e il vino? La natura morta non è altro che una raffigurazione pittorica di oggetti inanimati. Tradizionalmente nelle nature morte vengono rappresentati fiori, frutta o altri oggetti inanimati come vasi, strumenti musicali, cibo ecc. Ed effettivamente, a guardare questi dipinti, per quanto i pittori si siano sforzati di dare vita agli oggetti, la definizione sembra abbastanza appropriata. Ma diverso è il caso in cui nelle nature morte viene rappresentato anche il vino. Innanzitutto perché il vino è un qualcosa di estremamente dinamico, di vivo, mai uguale a se stesso, capace di evolvere e mutare nel tempo continuamente; ma poi perché ha il potere di dare luce, gioia e vita anche all’ambiente circostante, sia esso costituito da oggetti inanimati che da persone vive.

Ecco un paio di esempi: nel Bevitore, realizzato da Paul Cézanne nel 1890, sembra quasi che l’essere inanimato sia l’uomo, privato della luce dello sguardo; mentre la bottiglia di vino sul tavolo è più tangibile e reale, e attira maggiormente lo sguardo dell’osservatore.

Nella Colazione dei canottieri, il celebre dipinto realizzato da Pierre-Auguste Renoir tra il 1880 e il 1882, i personaggi sorridenti e colorati, danno una sensazione di dinamicità, di convivialità, di festa e di vita; ma a ben guardare, le bottiglie di vino, che spiccano sul tavolo posto al centro dell’opera, sembrano aver dato un grosso contributo a questa gioiosa atmosfera.

Ora, riguardiamo bene le due figure poste all’inizio dell’articolo, possiamo veramente dire che rappresentano due nature morte? Non trovate che la seconda si possa definire, piuttosto, una “natura viva”? E allora, “viva la natura”, che ci offre la possibilità di godere di questo meraviglioso frutto.

Michele Nardozza