Sapevate che Carlo Magno nutriva una vera e propria venerazione per il vino? Tanto che si interessò della sua produzione e commercializzazione, oltre che dello sviluppo della viticoltura? Carlo Magno nacque ad Aquisgrana nel 742 d.C. ed ivi morì nell’anno 814; fu prima Re dei Franchi, poi dei Longobardi e, nel giorno di Natale dell’anno 800 d.C., fu incoronato primo Imperatore del Sacro Romano Impero da Papa Leone III a Roma.

Tra fine settecento e gli inizi dell’ottocento emanò il Capitulare de villis, un’importante raccolta di regole agricole e di tecniche per la viticoltura, che i missi dominici, cioè dei funzionari suoi rappresentanti, dovevano scrupolosamente far applicare. In alcuni articoli del Capitulare si impone la massima cura nella pulizia dei vasi vinari e nella preparazione dei vini; inoltre tutte le aziende rurali dovevano possedere dei torchi per la pigiatura delle uve, in modo tale da eliminare completamente quella coi piedi, ritenuta poco decorosa e non igienica. In altri articoli, invece, esorta i suoi funzionari a controllare che i vigneti fossero in regola, a seguire personalmente la vendemmia e a fare in modo che il vino fosse conservato bene, in botti adatte, senza la minima dispersione, vietandone categoricamente, sempre per questioni igieniche, la conservazione in otri di pelle di animale.

Carlo Magno fu anche un grande proprietario terriero e di vigneti. Si narra che una volta in Borgogna notò che in una zona della collina di Corton la neve si scioglieva prima. Allora ordinò ai suoi assistenti di piantare in quel luogo una vigna di uve rosse. Un paio di decenni dopo, la sua quarta moglie, Luitgard, stufa di vedere il marito con la lunga barba bianca sempre tinta di rosso dal vino, che non mancava mai sulla sua tavola, ordinò di espiantare una parte del vigneto di quella collina e di piantarvi solo uve bianche. Quella zona è oggi conosciuta come Corton-Charlemagne, uno degli otto Grands Crus della Cote de Beaune, dove il vino bianco, prodotto con uve Chardonnay, è tra i migliori del mondo.

Michele Nardozza