Esistono alcuni nomi di vitigni o di vini che possono trarre in inganno, soprattutto le persone meno esperte, poiché curiosamente hanno un significato completamente diverso da quello che esprimono.

È il caso ad esempio del vino Dolcetto, il quale non è assolutamente un vino dolce, ma gli è stato attribuito questo nome perché l’uva omonima da cui proviene cresce bene sui dossi, o dusset nel dialetto piemontese.

E lo stesso vale anche per il vino Amarone, che, come già descritto in un articolo precedente, non è affatto amaro, ma si chiama così perché in Valpolicella, dove erano soliti fare vini dolci (Recioto), ottenuti con arresti di fermentazione, per caso ne dimenticarono uno, che invece portò a compimento la fermentazione alcolica con la trasformazione di tutto lo zucchero in alcol, e naturalmente all’assaggio risultò quasi amaro.

Poi c’è il vitigno Moscato Rosa, che invece prende il nome dal caratteristico profumo di rosa che si percepisce nel vino prodotto e non dal suo colore, che il più delle volte è rosso rubino.

Altro caso emblematico è il vitigno calabrese, che invece è uno dei vitigni più importanti e rappresentativi… della Sicilia. Noto a tutti col nome di Nero d’Avola, si chiama così perché il termine cala pare sia la forma dialettale siciliana del termine calea, a sua volta sinonimo di racina, che in italiano indica l’uva; invece il termine Aurisi starebbe ad indicare la provenienza dell’uva, cioè da Avola, il paesino in provincia di Siracusa, il cui territorio è stato storicamente indicato come zona di elezione del vitigno. Dalla fusione di queste due parole è nato un altro termine dialettale, calaurisi o calavrisi, il cui corrispondente in italiano è diventato nel tempo Calabrese.

Infine, chiudiamo con qualcosa di più tecnico, cioè la fermentazione malolattica, operata dai batteri lattici, capaci di trasformare l’acido malico in acido lattico. In questo caso il termine “fermentazione” è usato in maniera impropria dato che non si tratta di una vera e propria fermentazione ma piuttosto di una “conversione”. Viene indicata in questo modo perché nella conversione si formano piccole quantità di gas carbonico, anche se non sono sufficienti a far “fermentare” il vino.

Michele Nardozza