Ad aprire Fermento Milano Spring, la scorsa Domenica 22 Maggio presso il Grand Visconti Palace Hotel, è stata la Masterclass dedicata alla Verticale Fiorduva della Cantina Marisa Cuomo.

“Una storia d’amore vasta come il mare è forte come la roccia su cui crescono le viti”.

Andrea Ferraioli – discendente di una famiglia di vinificatori – sposò Marisa Cuomo e nel 1983 e come dono di nozze le fece uno strepitoso regalo: terra e cantina da curare insieme. Più che un regalo, si trattò di una vera e propria promessa d’amore: una distesa di vigneti impervi cui dedicare insieme corpo, anima e passione.

Oggi, Marisa Cuomo è senza dubbio la cantina simbolo della Costa d’Amalfi, con vigneti situati a 500 metri d’altezza su pergolati a strapiombo, sospesi tra cielo e mare, su terreno dolomitico, calcareo e vulcanico.

Gli ettari di vigna sono 10 e di questi, solo 3,5 sono di proprietà: a causa del territorio molto parcellizzato, ci sono, infatti, tanti soci conferitori che conferiscono uve alla Cantina Marisa Cuomo e che sono puntualmente seguiti da Andrea Ferraioli stesso. La produzione annua è pari a 200.000 bottiglie.

La Masterclass che ha aperto l’evento Fermento Milano Spring è stata dedicata al Fiorduva che è il vino frutto della migliore selezione delle uve della cantina: si tratta di un vino eroico ed estremo che, come amava dire Luigi Veronelli “sa di roccia di mare, ha il colore dell’oro e profuma di sole”.

Scheda Furore Bianco Fiorduva

  • Vitigni: Fenile 30%, Ginestra 30%, Ripoli 40%
  • Zone e comuni di produzione: Furore e comuni limitrofi
  • Esposizione e altimetria: terrazzamenti costieri a 200-550 mt/slm esposti a Sud
  • Suolo: rocce dolomitiche-calcaree
  • Sistema di allevamento: pergola, spalliera
  • Vendemmia: uve surmature raccolte manualmente nella terza decade di ottobre
  • Vinificazione: fermentazione mosto fiore per 3 mesi in barriques di rovere

Nel corso della Verticale abbiamo degustato le seguenti 4 annate: 2020, 2019, 2018 e 2017.

Furore Bianco Fiorduva 2020 (Gradazione alcolica: 14,5%)

Guardando il calice si notano sfumature dorate tra camomilla e oro; è un vino denso, quasi oleoso e ci aspettiamo struttura e alcolicità. Al naso regala subito una nota di scorza di limone, un accenno di albicocca matura, sentori che ricordano il mare come la nota iodata, nuance di gelsomino, sambuco, mandorla e frutta secca data dalla surmaturazione. Si percepisce un’alternanza della componente eterea e delle note legnose come il caramello, con un sottofondo che spinge verso la pseudo freschezza data dalle erbe aromatiche (quali il rosmarino) e gli agrumi. Al naso è un vino complesso che mostra anche la parte rocciosa del terreno vulcanico, grazie a una leggera nota sulfurea. Il sorso è pieno: è un vino con un corpo importante in cui percepiamo tutto il sole del Sud. Sentiamo anche una sferzata di acidità. L’alcol si sente, ma viene sostenuto dall’acidità. Nonostante tutte le note potenti – quali il corpo, il tenore alcolico e la significativa acidità – questo vino si rivela come una carezza in bocca che esprime un’eleganza che, con il tempo (si tratta di un vino ancora giovane) si rafforzerà sempre di più.

Furore Bianco Fiorduva 2019 (Gradazione alcolica: 14,5%)

È un vino molto luminoso e, anche in questo caso, solo osservandolo ci aspettiamo un’ottima tenuta di acidità. Al naso sentiamo una componente di talco, una nota polverosa, ma anche la scorza di agrumi che vira verso il candito e il lemongrass. Percepiamo la delicatezza del gelsomino e della ginestra e la nota iodata. Si tratta di un naso più elegante rispetto all’annata 2020: l’alcol, infatti, è più integrato e i sentori sono meno distinguibili ma più armonizzati tra loro. Con il trascorrere degli istanti si fanno vive anche le note di vegetale salino come il cappero, ma anche gli agrumi più maturi come il cedro.

In bocca appare più sapido rispetto alla vendemmia 2020. L’alcol – che già al naso percepivamo più integrato – lo sentiamo più integrato anche in bocca, fino a quando arriva in gola. La sferzante acidità riesce a ripulire e la nota sapida slancia molto bene il vino conferendogli una verticalità. L’acidità in questo vino è decisamente più evidente rispetto al vino precedente; ma si avverte meno la complessità e la ricchezza dal punto di vista olfattivo e aromatico. È un vino che rispecchia il suo territorio. Rispetto al vino precedente è più elegante al naso, ma meno elegante in bocca.

Furore Bianco Fiorduva 2018 (Gradazione alcolica: 14%)

Al naso questo vino vira tantissimo verso la frutta tropicale come mango, papaya e ananas. Si sente anche la frutta secca, come la mandorla, e – per quanto riguarda gli agrumi – in questo caso le note percepite ricordano frutti meno aspri, come il mandarino e il pompelmo. Lo iodio e le note sapide sono presenti anche in questa annata. In bocca sentiamo come l’alcol sia integratissimo: emergono molto le spezie e le erbe mediterranee quali il timo, la salvia e il rosmarino. Manca qui la nota mielosa; la nota di pseudo dolcezza c’è, ma è particolarmente velata. Si sentono alcune note terziarie.

Dopo averlo assaggiato, tornando a degustare il vino a calice vuoto, percepiamo anche note di eucalipto. Questo vino che ha 4 anni di vita ci regala sensazioni diverse rispetto ai due vini precedenti: sentiamo il profumo dell’acqua di mare e una freschezza che è particolare poiché – nonostante durante il nostro percorso di degustazione stiamo andando a ritroso nel tempo – questa annata si rivela più fresca rispetto alle precedenti (è un vino verticale in termini di aciditià). Nel complesso, è un vino armonico per come riesce a creare un perfetto matrimonio tra le sue componenti. Si rivela persistente e dimostra di avere un corpo più esile rispetto agli altri, mancando un po’ di struttura.

Furore Bianco Fiorduva 2017 (Gradazione alcolica: 14%)

Il vino si presenta di color oro, è molto luminoso e notiamo qualche riflesso verdolino. Da questa annata calda ci aspettiamo una grande morbidezza. Al naso è un po’ meno pulito del precedente. Si sente la parte sulfurea che lo caratterizza come un vino maggiormente vulcanico. Percepiamo sentori di resina, idrocarburo e iodio. In bocca il frutto è polposo. Sentiamo la pesca matura e note di polvere di caffè. Il corpo, che avevamo un po’ perso nel terzo vino (annata 2018), lo ritroviamo qui. L’alcol è ridimensionato e non preponderante. Sentiamo una grande acidità (nonostante questo sia un vino frutto di uve raccolte surmature e un vino che maturato nel legno) e notiamo come questo sia il vino più persistente tra i 4 vini degustati nel corso della masterclass.

La votazione finale raccolta tra tutti i partecipanti alla Verticale Fiorduva ha decretato come migliori le annate 2017 e 2018, mentre la condivisione sui più opportuni abbinamenti suggeriti per questo vino così strutturato ha fatto emergere piatti quali pesce al forno, rombo al forno, tonno, arrosto di vitello, battuta di vitello e anatra all’arancia.