Ci sono vini che hanno profumi di frutti, o di fiori; e ci sono vini che hanno il profumo dei secoli. Che sono rimasti al tempo delle antiche abbazie di frati e dei borghi di pietra, nascosti alla pianura da boschi e faggete, dispersi tra i tornanti delle colline.

Le prime notizie della viticoltura in quei luoghi risalgono agli anni Ottanta, del 1300 però; poi via via passando per il XVI secolo, l’Ottocento, i giorni nostri. Sempre in piccoli borghi, come a Vigoleno, e in botti piccole. Botti scolme, perché tanta uva non ce n’era; e perché quel vino, allora come oggi, deve fermentare lentamente in legno, produrre una pellicola protettiva e poi affinare per anni, almeno cinque. Almeno. E regalare sensazioni uniche.

Fuori da quei luoghi dove il tempo si è fermato, c’è l’Emilia. Avete dell’Emilia un’immagine di vini di poco prezzo e poco valore? Toglietevela dalla testa: non c’è solo il Vin Santo di Vigoleno. Avete un’idea di cucina eccezionale, la culla della cucina italiana? Ecco, quell’idea potete non solo tenerla, ma anche provarla. Ne avrete l’occasione durante la visita proposta da FISAR Milano per il weekend del 25 e 26 febbraio a Vigoleno e sui Colli Bolognesi.

E comunque, riguardo ai vini, nella visita è incluso l’ingresso alla Slow Wine Fair 2023. Così, non solo potrete degustare gli splendidi vini dell’Emilia, ma anche quelli di centinaia di produttori slow, ultra-selezionati, di tutta Italia, e internazionali: dall’Argentina (in ordine alfabetico) alla Turchia. E scusate se è poco!

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