È a bacca bianca, di colore giallo paglierino e al palato è fruttato e di corpo. L’indizio più importante è che si tratta di un vitigno autoctono del Piemonte, ed è autorizzato nelle sole province di Asti e Alessandria. Il suo vino è corposo e abbastanza alcolico. Risulta anche adatto ad un breve invecchiamento. Siamo sicuri che a questo punto parte il coro con il suo nome: Timorasso. Risposta esatta! E per saperne ancora di più, i corsisti del 2° Livello Sommelier organizzato da FISAR Milano, accompagnati dalla loro Direttrice di Corso Alessandra Chiappa lo scorso Sabato 20 Gennaio hanno visitato la cantina Luigi Boveri a Costa Vescovato (Alessandria).

L’azienda è una realtà imprenditoriale nata e sviluppata nelle Colline Tortonesi. Si estende su una superficie complessiva di 28 ettari coltivati a Barbera, Timorasso, Cortese, Croatina e Moscato. Gli ettari a bacca rossa sono18. Sono invece 10 quelli a bacca bianca. Dal 1992 è nelle mani di Luigi Boveri, nipote del fondatore, con l’aiuto della moglie Germana e più recentemente dei figli Francesco, Matteo e Sara. Dal 1999 l’azienda è presente su tutte le guide italiane. Praticamente in contemporanea arrivano anche i primi premi per i vini targati Luigi Boveri. E proprio l’attuale titolare ha illustrato i wine lover milanesi le caratteristiche del terreno, dei vitigni, delle vigne e dei vini.

Il Timorasso è un vitigno presente nel Colli Tortonesi fin dall’antichità. La sua catena cromosomica presenta geni compatibili con il vino rosso, tant’è che si potrebbe parlare di un rosso decolorato. Dimenticato negli anni, forse anche per questa sua caratteristica, è stato recentemente recuperato dai produttori e la sua fama è cresciuta fino a farlo diventare la bandiera del territorio. Le performance del suo vino ne determinano i numerosi successi sanciti con premi e primarie posizioni in concorsi enologici.

Il Guyot è invece il sistema di allevamento e potatura della vite scelto da Luigi Boveri per i suoi vigneti. La tecnica permette, tra l’altro, di modificare e migliorare la crescita della pianta e dei suoi frutti per adattarla agli obiettivi per cui è coltivata.

I terreni della zona sono in prevalenza argillosi ma di diverso colore. Quelli più scuri, situati verso il Piemonte sono destinati ai rossi. Quelli più chiari perché ricchi di sostanze calcaree e collocati verso la Liguria, sono invece per i bianchi.

Un’altra particolare attenzione è riservata all’affinamento. In barrique, ad esempio, ci va una parte di Barbera e una parte Croatina. Tutto ciò permette di governare l’acidità della Barbera e la tannicità della Croatina. Altri rossi sono invece destinati in cemento vetrificato. Il Timorasso predilige la fermentazione in acciaio con bâtonnage automatizzato una volta alla settimana. E finalmente arriva il momento della degustazione.

  • Il primo è un taglio di 5 vigneti: 3 su terra chiara e 2 terra forte, vendemmia 2021.
  • Segue poi un Cru prodotto solo in 5.000 bottiglie sempre vendemmia 2021, l’ultima annata imbottigliata. Una particolarità: il mosto riposa per alcune ore senza lieviti. Poi è filtrato e mandato in fermentazione a 20 gradi. Seguono poi 40 gg di fermentazione in acciaio.
  • Terza degustazione con una Barbera giovane, ben abbinata con roast-beef di fassona piemontese.
  • Ultima degustazione con il ‘Poggio delle amarene’, un cru da invecchiamento che si affina in cemento per 1 anno e successivamente in bottiglia per un altro. Le vigne, in questo caso, vecchie di oltre 30 anni, garantiscono gran corpo, acidità vestita e sentori fruttati.

D’altronde, come dice Luigi Boveri: “Il vino si fa in vigna. Quando l’uva arriva in cantina, dobbiamo essere solo bravi a non rovinarla”.

Monica Ramaroli

(Credits Fotografici: Riccardo Vatovec)