Vini dealcolati e dintorni: a che punto siamo? Cosa è emerso nel convegno all’Accademia dei Georgofili

Sono tanti i temi al centro del dibattito sui vini No-Lo (no alcool – low alcool): il quadro normativo dove non esiste uniformità a livello europeo; il clima sospeso tra interesse e incertezza dei produttori tra norme ancora in divenire e costo degli investimenti; l’atteggiamento dei consumatori tra curiosità e tradizione; la sostenibilità dei processi di dealcolazione. A raccontarlo è Stefano Tesi di Civiltà del bere.

“Il favore per i vini No-Lo nasce ovunque dalla crescente attenzione sociale verso modelli di consumo consapevoli, sebbene con dinamiche diverse da Paese a Paese. Si calcola ad esempio che, in Usa (la piazza più sensibile, con una stima di assorbimento del 63% del totale dei prodotti No-Lo tra il 2024 e il 2028, e un significativo +11% per gli spumanti, ndr), l’incidenza dei vini No-Lo sul totale dei consumi passerà dall’1,2% del 2024 all’1,6% del 2028, con un salto in valore da 2,84 a 7,64 miliardi di dollari statunitensi” [pubblicato su www.civiltadelbere.com]

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