Per fare un vino rosato non basta riconvertire vigneti precedentemente destinati al rosso, e trovare uno stile specifico e identitario per il rosato in quelle zone dove è un’introduzione recente non è una sfida di poco conto, visto che si tratta di uno dei vini tecnicamente più complessi da realizzare. In Italia, infatti, il rosato in passato è stato spesso un sottoprodotto da salasso, ovvero da sottrazione di mosto dai rossi per concentrare la materia colorante e aromatica di questi ultimi. Ma il rosé non dovrebbe essere un colore, bensì il segno di un territorio, delle sue uve, della sua cultura e della sua storia. A raccontarlo è Raffaele Mosca di Gambero Rosso.
“Quella del rosato resta una storia ancora in buona parte da scrivere per l’Italia. Fatta eccezione per alcuni territori di riferimento storici — come Valtènesi, Bardolino, Abruzzo, Salento, Calabria — il Belpaese non ha una tradizione consolidata in questa categoria, né ha mai avuto lo slancio innovativo mostrato da altre nazioni. In primis la Francia con la Provenza, che continua a primeggiare per numeri e a dettare le tendenze del mercato mondiale del rosé.” [pubblicato su www.gamberorosso.it]
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