L’economia del vino ha vissuto almeno tre decenni di prosperità più o meno continua. Però nessuna crescita dura all’infinito. Ma la crisi esprime qualcosa di più profondo e decisivo: essa è innanzitutto una crisi di percezione. Il vino si descrive esclusivamente riconoscendo sapori e profumi? In questo caso, chi percepisce agisce come fosse una macchina che reagisce a stimoli, anziché come un soggetto attivo e creativo: gustare è invece un processo più ampio e complesso. A raccontarlo è Nicola Perullo di Domani.
“Quando si parla di “crisi del vino” si mettono insieme, a volte confusamente, aspetti diversi, non tutti sullo stesso piano. Questa crisi è reale, ma non è un fenomeno uniforme, né omogeneo: il mercato italiano e quello europeo sono sicuramente in sofferenza, mentre altri sono in espansione e altri ancora si stanno riprendendo.” [pubblicato su www.editorialedomani.it] Per leggere l’articolo nella sua interezza, clicca QUI!
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